Vita da numeri 1 - La testa nel pallone
Iacomini
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Insegnate a gestire la paura, a credere nell' impossibile e a sperare che solo tutti insieme si raggiungono traguardi da far battere il cuore. Vivetelo fino in fondo perché è nella gestione dell'adrenalina il segreto del calcio.

Una delle cose più belle del calcio è che tutti parlano di calcio. Si parla di calcio in televisione, alla radio, sui social network ma quasi sempre si sente discutere di tattica, di scelte più o meno azzeccate, di tecnica e di quel dominio atletico che in tante partite fa ancora la differenza.

C’ è un lato di cui si parla sempre troppo poco e che è l’ aspetto fondamentale di questo sport così affascinante e folle: la psicologia.

Ogni partita è come una partita a scacchi giocata su un rettangolo più o meno verde. Ogni mossa è studiata e a ogni azione corrisponde una reazione che non sempre provoca gli effetti voluti sui nostri avversari. Prendiamo, per esempio, la partita Napoli-Real Madrid e nello specifico i due gol presi dai partenopei su calcio piazzato.

Ho sentito e letto molte critiche alla difesa a zona di Sarri, senza considerare che quella scelta era stata fatta sicuramente per dare maggiore sicurezza ai suoi giocatori e per togliere la responsabilità della marcatura diretta. Se da una parte voleva favorire i suoi uomini dall’altra però ha fatto accrescere l’autostima di un fuoriclasse come Sergio Ramos che non gli sembrava vero di prendere il tempo di testa senza che qualcuno gli limitasse il movimento.

La partita a scacchi richiede testa, concentrazione e i nervi devono essere sempre ben saldi. Bisogna gestire le emozioni e fare in modo che le motivazioni siano sempre alte o comunque maggiori rispetto a quelle dei propri avversari.

L’ aspetto mentale nel calcio è decisivo, come la fame di successo e la voglia di arrivare. Ho sentito portare in gloria il Barcellona per la “remontada” contro il Psg, come se fosse stata l’esaltazione della tecnica senza entrare mai nel merito della pressione psicologica di entrambe le squadre.

Provate solo a immaginare come si presentavano le due formazione a uno degli appuntamenti più importanti della stagione. I francesi con il favore dei pronostici, dopo la straordinaria prestazione dell’ andata. Appagati e con quella presunzione di chi era convinto che un goal lo avrebbero fatto mentre gli spagnoli feriti nell’orgoglio e con quella rabbia di chi sognava di fare l’ impresa.

La partita ha visto due momenti fondamentali che hanno fatto e che potevano far pendere la gara da una direzione o nell’altra. Il goal di Suarez dopo appena 3 minuti, che caricava subito a mille il Camp Noue, e il goal al minuto 62 del PSG, che sembrava aver messo fine alla scalata del Barcellona che fino ad allora si era portata sul 3-0 (a una sola marcatura da quel 4-0 che voleva dire tempi supplementari).

Qualsiasi squadra sarebbe crollata dal momento che il goal preso comportava che Messi e compagni avrebbero dovuto fare altri 3 goal in ormai soli 30 minuti.

Ci si inizia ad allungare e in contropiede, in un paio di occasioni, i francesi potevano chiudere definitivamente la gara. Purtroppo certi errori nel calcio si pagano. Subentra la paura che tutto sia un segnale e speri solamente che il tempo scorra via veloce. Poi c’è la fortuna, gli episodi e quel destino di chi è destinato a scrivere una pagina di storia.

Due prodezze di Neymar, una su punizione e una su rigore, portano gli spagnoli a una sola rete dall’apoteosi. I tifosi ci credono, i francesi si sentono in un incubo ed è chiaro che le gambe tremano e il cervello è in confusione. Respinte e assalti fino a quell’ultima stoccata di Sergi Roberto che regala i quarti di finale al Barcellona.

E’ strano quando ti trovi ad assistere a serate come quella dell’ 8 marzo. Non riesci a capire quale sia il sentimento che prevalga dentro di te. L’ euforia di chi ha fatto un miracolo si mescola alla delusione totale di chi ha fallito. Di chi piange e di chi vorrebbe spegnere tutto per tornare a casa e di chi urla e festeggia consapevole di aver fatto un qualcosa di straordinario.

Quelle sensazioni che hai provato tante volte sulla tua pelle e che non cambiano in base alle categorie o al conto corrente di chi le subisce o le vive. Perché il calcio è questo ed per questo che ci mettiamo a ridere quando lo definiscono semplicemente un gioco.

Conosco ancora tanti allenatori maniaci della tattica e alla ricerca continua del bel gioco ma più invecchio e più mi convinco che in un gruppo devi saper toccare le corde giuste e che solo quando una squadra è completamente tua puoi proporgli qualsiasi metodo o esercitazione.

Insegnate a gestire la paura, a credere nell’ impossibile e a sperare che solo tutti insieme si raggiungono traguardi da far battere il cuore. Vivetelo fino in fondo perché è nella gestione dell’adrenalina il segreto del calcio.

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