VISTO DALLA GENERAZIONE Z – La vita di un adolescente appare diversa, piena di aspettative, sogni nel cassetto, ambizioni, paure e ansie. Ma ci soffermiamo mai a carpire il significato e il senso di ciò che ci circonda?
Mesi fa, nel pieno delle sessioni di studio con i miei ragazzi, che seguo appassionatamente da anni, ho scoperto il mostro dell’(anti)istruzione, il risultato del fallimento più totale, la disgregazione di ogni facoltà mentale: chatGPT.
Sembra banale, ma con un click, una foto, didascalia, l’applicazione risponde dettando risposte dettagliate, soluzioni impensabili, discorsi e monologhi interessanti. Tutto a portata di app. Ma la rivoluzione digitale, di cui siamo merce da anni, ha davvero portato a questo risultato?
All’assopimento totale di ogni minimo sforzo mentale?
Secoli di storia, di scoperte, rivoluzioni e progresso scientifico che ci hanno reso orgogliosi nel panorama mondiale si stanno ribaltando lasciando le nuove generazioni in un futuro buio, vuoto. Un mondo in cui chatGPT risponderà anche alle emozioni, si sostituirà totalmente all’essere umano in ogni pensiero, un mondo in cui l’empatia affonderà lasciando spazio all’apatia.
Un mondo fatto di legami liquidi, per citare Bauman, e di incompetenti, i quali dovranno rivolgersi sempre a un telefono per risolvere qualsiasi quesito banale che la vita porrà dinanzi. Un mondo in cui il mestiere di insegnante scomparirà a favore di un processo di un’antistruzione, analfabetismo di ritorno e degrado mentale.
Un mondo in cui le relazioni diventano superflue. Con l’avvento del digitale i rapporti umani sono profondamente cambiati: le interazioni sono più superficiali e frammentate, gli individui tendono ad alienarsi in una propria realtà riducendo drasticamente i segnali non verbali come il tono di voce e il linguaggio del corpo.
L’eccessiva dipendenza da algoritmi potrebbe portare a scelte relazionali più meccaniche e meno basate su emozioni autentiche. Noi, nati negli anni 2000, frutto della generazione Z, siamo davvero soddisfatti di questa realtà irreale, di questo futuro immateriale, di questa società asociale? E voi che ne pensate? L’intelligenza artificiale può sostituire le relazioni interpersonali? Bisogna avere sempre il coraggio delle proprie idee…






















