
LONDRA – Virna Pasquinelli, 32 anni, vive a Londra ma è di Vetralla. L’abbiamo raggiunta per farci raccontare come è stata raccontata l’Italia in Inghilterra in queste settimane e cosa sta accadendo intorno a lei.
Da italiana che vive all’estero come hai vissuto la notizia dell’emergenza Coronavirus in Italia?
“Ovviamente con preoccupazione per la mia famiglia e tutti gli amici”.
I media locali come hanno trattato la notizia dell’epidemia nel nostro Paese?
“I media inglesi scrissero che l’Italia originariamente cercò di minimizzare la minaccia, creando confusione e un falso senso di sicurezza che ha permesso la diffusione del virus. E anche che una volta che il governo italiano considerò un blocco universale necessario per sconfiggere il virus, non riuscì a comunicare la minaccia abbastanza da convincere gli italiani a rispettare le regole, che sembravano piene di scappatoie. E inoltre il numero dei decessi viene collegato al fatto che l’Italia e’il paese più vecchio d’ Europa”.
I media locali, più in generale, come hanno trattato l’emergenza Coronavirus? Secondo il tuo parere gli hanno dato la giusta importanza oppure l’hanno sottovalutata?
“Secondo me la situazione viene ancora sottovalutata. Ancora si parla di provare a combattere la crisi con la cosiddetta immunità di gregge o di gruppo, preparandoci a perdere qualche caro. Il primo ministro e tutta la compagnia ancora si rifiutano di mettere in pratica regole che, a quanto pare, valgono solo per il resto della popolazione. Tipo il social distancing mantenendo 2 metri di distanza e di rimanere a casa per almeno 15 giorni se si hanno sintomi. I tamponi vengono fatti solo a persone che hanno sintomi e vengono ricoverate, quindi il numero di casi è sicuramente molto più alto di quello si crede”
In questo contesto ci sono stati dei comportamenti nei confronti degli italiani che ti hanno fatto arrabbiare o, viceversa, che ti hanno fatto sentire orgoglioso?
“Secondo me il governo italiano si è mosso molto più rapidamente e ha preso la minaccia molto più seriamente rispetto ai suoi vicini europei o agli Stati Uniti. Mettendo in primo piano la salute e la salvaguardia delle persone piuttosto che il business. E questo mi rende orgogliosa”.
Qual è la situazione nel Paese in cui sei ora?
“Al momento ci sono più di 47.000 casi, quasi 5000 decessi e 150 persone sono guarite. Il servizio sanitario nazionale non ha abbastanza ventilatori o le attrezzature giuste. Ci sono centinaia di volontari che stanno cucendo mascherine e scrubs per gli ospedali e la gente ancora va al parco a fare il picnic con gli amici”.
Le normative ed i controlli per il contenimento del virus sono severi oppure blandi? Quali misure sono state adottate? L’autocertificazione è una trovata tutta italiana oppure viene utilizzata anche da voi?
“Dobbiamo rimanere a casa e possiamo uscire soltanto se è necessario o per un’attività fisica una volta al giorno. Ma non ci sono controlli o autocertificazioni”.
Qual è la prima cosa che farai non appena questa emergenza sarà terminata?
“Probabilmente festa con gli amici e poi un biglietto aereo per l’Italia”.
Un messaggio e un saluto per i lettori de La Fune.
“Coltiva le tue verdure, cuci i tuoi vestiti, ricicla, supporta i piccoli negozi indipendenti, crea arte, trascorri il tempo con la tua famiglia, rispetta le donne, gli immigrati, i marginalizzati e lavati le mani”.


















