
VIRGILIO qualche volta si comporta da insicuro. In pubblico si presenta sempre con un’aria controllatissima, un po’ distaccata e quasi sfottente, ma è una maschera che indossa per gli altri nello stesso modo in cui mette il vestito elegante e la cravatta nelle occasioni solenni, quando non può farne a meno.
Finge, ma dietro questa apparente sicurezza, a volte ostentata, è uno che teme di essere sul punto di trovarsi nei guai. Però non in uno di quei guai che ci mettono inevitabilmente in crisi esistenziale e materiale, come un terremoto, l’aggressione di un rapinatore armato di fucile a canne mozze, uno scontro frontale con un TIR, una brutta malattia innominabile, ovvero altri disastri di tali proporzioni.
No, a questi guai non ci pensa perché si sentirebbe male solo a pensarci.
È sempre preoccupato di evitare situazioni per lui imbarazzanti, situazioni che per una persona comune sarebbero trascurabili o addirittura comiche. Alcuni esempi: la sera, prima di andare a letto, sente la necessità di controllare la posta elettronica perché, non si sa mai, potrebbe esserci qualche mail importante.
Ma amleticamente si chiede: “Vedo o non vedo? Leggo o non leggo? Mi conviene aprire la posta o aspettare domani? E se ci fosse la notifica di un guaio? Ma se c’è un guaio e leggo, e quindi lo vengo a sapere, poi non dormirò.
Però se non guardo mi resta il dubbio e non dormirò lo stesso.” E dunque vede. Prima di uscire di casa per fare la spesa controlla sempre al computer di avere la prepagata discretamente carica di denaro e poi, prima di entrare nel negozio, controlla di avere la prepagata nell’apposita sezione del portafoglio, e ad ogni buon fine verifica di avere anche sufficiente contante per pagare alla cassa nel caso, Dio non voglia, che la prepagata non funzioni. Quando si reca in bagno per l’evacuazione mattutina, prima di sedersi sul WC, controlla che il portarotolo sia ben rifornito di carta igienica per evitare poi di non trovarla. Una volta, in urgenza per un attacco diarroico, non ha controllato. C’era soltanto il cilindretto di cartone. È caduto nel panico più completo.
VIRGILIO sarà pure un po’ incerto nelle banalità della vita pratica, ma quando si tratta di teoria è un sicuro elucubratore di speculazioni filosofiche che costruisce e dispensa al primo che capita. Di solito il primo sono io. Ieri mi ha chiesto con il tono autorevole che usano i professori quando interrogano uno studente scarsetto: “Secondo te la natura è madre?”
Risposta facile, ho pensato. E, senza sospettare un tranello, ho risposto subito che certamente è madre perché tutti diciamo da sempre: Madre Natura qua, Madre Natura là, e su e giù, in cielo in terra, in mare e in ogni luogo.
“E – no, pro – prio – no!” Ha esclamato scandendo ogni sillaba, e poi la bacchettata: “Sei il solito succubo della banalità dei modi di dire.” Quindi ha continuato la lezione: “L’essenza escatologica della vita è la riproduzione. E come funziona? Lo sai bene: con l’accoppiamento di un maschio e una femmina.
Dice la Bibbia: “Dio…maschio e femmina li creò … siate fecondi e moltiplicatevi…” Ora riflettici. Come agisce il meccanismo naturale? Il maschio ci mette il seme. Ma farlo germogliare e produrre il frutto, crescerlo, curarlo e maturarlo, sono compiti naturali della femmina.”
“E – no, pro – prio – no!” Gli ho fatto la negazione con l’eco, e ho aggiunto che anche l’uomo collabora nella famiglia, e ci sono coppie animali che collaborano all’allevamento dei figli. “Pensa ai pinguini.” Gli ho detto.
“E sì!” Ammette. “Questo è vero per qualche specie animale in ambienti difficili dove i piccoli, diversamente, non potrebbero sopravvivere. Ma non per l’uomo.”
“Ma la famiglia umana naturale?” “No, sbagli: la famiglia umana non è naturale, ma è un’istituzione sociale, perché creata dall’uomo.
Ammetto che sia una buona istituzione, indubbiamente utile alla società, ma contraria all’istinto naturale. Nella generalità degli animali, e in particolare in quelli più evoluti nella scala darwiniana, il maschio pensa solo a copulare con la compagna del momento e poi se ne va a copulare con altre femmine, quante più gli è possibile.”
Non mi ha convinto e gli ho ribattuto: “Ma non l’uomo!” “E pure l’uomo farebbe così se non ci fossero le regole di gruppo, i sacramenti religiosi, le leggi civili, cioè tutti quei vincoli che tengono l’uomo legato nella famiglia. La quale per l’appunto non è naturale ma è istituzione sociale, santificata dalla religione e legalizzata dallo stato.
Tant’è vero che usi e leggi ammettono, obtorto collo, la separazione, l’annullamento, il divorzio per sciogliere il rapporto matrimoniale quando è insopportabile. E poi considera che l’uomo, fin da piccolo, è manipolato e condizionato con l’educazione per essere fedele; talvolta lo resta ma non sempre, e tuttavia è istintivamente fedifrago, quanto meno con il pensiero.
E proprio tu, che sei un fedelissimo marito nei fatti, non hai mai, proprio mai, almeno nel pensiero, desiderato altre
donne?”. Questo è un colpo basso, ma io non sono sciocco. Evito il colpo non rispondendo ma domandando:
“Ma tutta questa fumosa e pretenziosa chiacchierata cosa c’entra con la natura che, secondo te, non sarebbe madre?”.
“Altroché se c’entra. La natura ci fa nascere e poi se ne frega. Caldo, freddo, fame, sete, fatica e malattia, terremoti e alluvioni… ti pare che la natura se ne preoccupi? Assolutamente no. Ci dobbiamo pensare da soli.
Dopo ogni accoppiamento, istintivo e quindi naturale, la natura si comporta da maschio, se ne frega di chi viene al mondo. Né è possibile controllarla con leggi. Puoi forse domare i cataclismi naturali e costringere la natura a essere una buona madre? No! Dunque la natura è padre, un padre come natura vuole.”
“E vabbè! Ma la Natura, per noi cattolici, si identifica con il Creatore, un Ente che sta al disopra delle miserie umane.” “Giusto, giustissimo! Ma se la natura è Dio, la natura è padre.
Infatti diciamo: Padre nostro. Per l’appunto.


















