Vincenzo Fiorillo: "Abbiamo la macchinite, i miei figli pronti per cercare di essere ancora costruttori di Macchine"
Foto Vincenzo Fiorillo e figli
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VITERBO - Vincenzo Fiorillo i suoi figli, Mirko e Alessio, li ha cresciuti nell'amore per Santa Rosa, di cui è veramente e profondamente devoto. Con sua moglie sono stati l'ultima coppia a sposarsi nella basilica intitolata alla patrona. Forse anche questo un segno del destino. 

VITERBO – I Fiorillo guardano al futuro, nel segno di una nuova Macchina dopo Gloria.

Se la passione per la Macchina di Santa Rosa fosse una febbre e si volesse misurare la temperatura dei Fiorillo non basterebbe un termometro ordinario. Febbre a novanta, fisso. Roba che non nasce e si esaurisce nell’arco di qualche giorno al ridosso del tre settembre ma che è argomento di confronto quotidiano dieci mesi su dodici.

Vincenzo Fiorillo i suoi figli, Mirko e Alessio, li ha cresciuti nell’amore per Santa Rosa, di cui è veramente e profondamente devoto. Con sua moglie sono stati l’ultima coppia a sposarsi nella basilica intitolata alla patrona. Forse anche questo un segno del destino. 

In questi giorni del Trasporto ha fatto una confessione importante: “Non so io ma i miei figli sicuramente vorranno continuare a essere costruttori di Macchina. Se non dovessimo vincere il prossimo bando metteremo comunque a disposizione le nostre competenze e professionalità al vincitore”. Per Gloria non è ancora arrivato il momento del congedo. E’ finito formalmente l’appalto di cinque anni ma il sindaco Giovanni Arena ha già fatto sapere che ci sarà l’allungo di almeno un anno. 

Poi inizierà, salvo ulteriori proroghe, una nuova avventura. E i Fiorillo ci saranno. “Perché non è una questione di business – spiega il capostipite Vincenzo – ma di passione profonda. E quando ce l’hai non ti salvi”.

Edilnolo è stata al fianco di Contaldo Cesarini in passato, poi ancora con Fiore del Cielo. Ora è in prima fila e intende rimanerci. 

 

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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