
VITERBO – Il solito tratto di strada in una giornata come tante. Eppure qui, su questo maledetto Viale Trieste, Leonardo Cristiani ha perso la vita in circostanze ancora da chiarire. La strada è ora sotto sequestro per ordine della Procura, ai sensi dell’articolo 253 del codice di procedura penale. L’obiettivo: fare luce su quanto accaduto e individuare eventuali responsabilità.
Le indagini sono in pieno svolgimento. Gli agenti della polizia locale insieme a tecnici comunali hanno effettuato nuovi rilievi sul posto. Poco dopo, la carreggiata in direzione La Quercia è stata interamente chiusa, mentre l’area posta sotto sequestro è stata ampliata: non solo il punto d’impatto, ma anche diverse decine di metri prima e dopo.
La domanda che rimbomba nelle nostre teste da quel drammatico episodio è lo stesso che si pone ogni volta che si verifica un incidente mortale su strada urbana: si poteva evitare? Secondo indiscrezioni, tra le ipotesi al vaglio vi sarebbe anche quella di un’anomalia del manto stradale. Una buca, una sconnessione, un dislivello improvviso potrebbero aver indotto al giovane una manovra d’emergenza finita nel peggiore dei modi.
Ma l’analisi tecnica non basta. Accanto alle perizie e alle responsabilità giuridiche si apre un più ampio dibattito sulla sicurezza stradale e sulla manutenzione ordinaria delle vie cittadine. Non è la prima volta che Viale Trieste viene segnalato per irregolarità dell’asfalto, e non è l’unico caso. In molti si domandano se, in un Paese dove i fondi per la manutenzione spesso arrivano solo dopo la tragedia, non sia il momento di rivedere radicalmente le priorità della gestione urbana.
La procura sta lavorando per ricostruire ogni dettaglio dell’accaduto: velocità del mezzo, condizioni atmosferiche, eventuali ostacoli sulla carreggiata. Ma nel frattempo, resta il dolore e un interrogativo che brucia: questa morte si poteva evitare?


















