Viale Trento - Un degrado "costruito ad arte" tra assenze di controlli, autorizzazioni a fare miniappartamenti e incuria generale
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VITERBO - Se ti guardi intorno vedi anche un grande traffico al palazzo civico numero 24. La domanda che ti fai è: ma quante persone abitano là dentro? Tante.

VITERBO – Di Viale Trento c’è un lato A e un lato B. Il primo è quello che si può percorrere a destra venendo da piazzale Gramsci ed è stato sistemato in tempi recenti, apparendo più gradevole e ordinato. Il secondo non ha avuto di queste fortune. Peccato che si tratti del lato dove c’è l’ingresso alla Biblioteca e ad altre attività. Qui l’odore dell’urina si mescola a quello dei tigli, la cura del verde è sconosciuta, vecchie e fetide panchine ospitano ogni tipo di rifiuto. 

In questo lato sfortunato di Viale Trento evidentemente Viterbo Ambiente non passa a pulire da tempo, forse non sono pagati per il lato B di Viale Trento questi signori oppure non lo prevede, per qualche magica idea di qualcuno, l’appalto.

Se Viale Trento è il centro del dibattito di questi giorni giusto seguire le orme di San Tommaso. Ci abbiamo messo il naso e i piedi. Di forze dell’ordine neanche l’ombra, sebbene ogni panchina abbia il suo “uomo” in servizio. Che c’è qualcosa di strano lo si capisce perché su ogni panchina c’è un uomo, di venti-trenta anni, ben vestito, smartphone in mano e aspetta. Sta lì ore, fermo. Ogni tanto arriva qualcuno, parlano, si scambiano un saluto con la mano e forse non solo il saluto, magari si scambiano altro. Ma non abbiamo la vista bionica per capirlo e quindi per noi si scambiano il saluto. 

Non ci capisce cosa attendano queste persone per ore. Le vediamo solo salutare battendo il pugno e strusciandosi la mano con persone diverse. Queste persone arrivano, salutano toccando le mani e poi vanno via. Boh che faranno. 

Ma se vai a Viale Trento e ti guardi intorno vedi anche un grande traffico al palazzo civico numero 24. La domanda che ti fai è: ma quante persone abitano là dentro? Tante. Se chiedi meglio ti raccontano che lì sopra sono stati realizzati tutti miniappartamenti da trentacinque-quaranta metriquadri. Ci domandiamo: chi ha dato i permessi per trasformare gli appartamenti grandi presenti in un sistema di speculazione sugli affitti con simili frazionamenti? Il Comune di Viterbo, direbbe uno pratico di roba edilizia. Già, il Comune di Viterbo. 

Viale Trento non è il bronx, vogliamo essere onesti. Diciamo che se sei sulla quarantina e stai bene di fisico non hai paura. Magari la percezione è un tantino diversa se sei anziano, donna, bambino. In più di un’ora vediamo passare una sola donna da sola da queste parti. Nonostante sia una via centrale della città a piedi in realtà non ci passa quasi nessuno. Peccato, potenzialmente è anche un posto che potrebbe avere i suoi perché. Certo se non ti va di salutare gente battendo il pugno e strisciando la mano meglio che non ci vai. Se non ti fa piacere il mix dell’odore di tiglio con quello di urina fai bene a evitare e se non vuoi vivere l’esperienza onirica del miracolo dell’immondizia che diventa invisibile agli uomini di Viterbo Ambiente, forse per questo non la raccolgono, allora fai bene a camminare altrove. 

Qui vogliono portarci una scuola e pensiamo che sia anche giusto farlo ma prima mettete mano a Viale Trento, rendetela un posto decente. 

 

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
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“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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