

VITERBO – Siamo stanchi. Siamo stanchi di leggere sempre la stessa storia, il solito copione che si ripete stancamente sui giornali: l’allarme, il comitato, la richiesta di pattuglie, il cliché della via “off-limits”. Uno schema, quello del decoro imposto solo a suon di divise, che puzza di vecchio, che funziona a singhiozzo e che, onestamente, ha stancato pure chi lo scrive. È arrivato il momento di ribaltare il tavolo. O, meglio, di cambiare la narrazione.
E se invece di un presidio fisso – per carità, preziosissimo e benedetto, il lavoro delle forze dell’ordine non si discute – provassimo a riempire Viale Trento di vita? Non di chiacchiere, ma di sostanza.
Avete presente quello che succede ogni “benedetta” settimana in Sala Cardarelli? Il Consorzio Biblioteche è un motore che macina cultura senza sosta. Filosofi, scienziati, architetti, grandi firme del giornalismo e scrittori di fama nazionale – spesso internazionale – fanno la fila per venire a Viterbo. Gratis. Portano idee, dibattito, respiro largo. Un patrimonio di intelligenze che finisce racchiuso tra quattro mura, per quanto nobili siano.
C’è un dato di fatto incontrovertibile: “la cultura” funziona come un formidabile deterrente ai malintenzionati che frequenterebbero la zona. Provate a fare un giro durante uno degli incontri del Consorzio: centinaia di persone vivono Viale Trento per raggiungere la biblioteca. E sapete qual è la notizia? Che nessuno, mai, ha lamentato problemi. La vitalità è la migliore guardia giurata che una strada possa desiderare.
E allora l’idea è questa: prendiamo questo bagaglio culturale e portiamolo in strada. Trasformiamo Viale Trento nella “street” della cultura. Immaginate un festival permanente (si potrebbe iniziare con una versione estiva), un salotto a cielo aperto che si appropria dello spazio pubblico per restituirlo ai cittadini, trasformando un presunto luogo di degrado in un laboratorio di idee.
Sarebbe un’operazione che, ne siamo certi, troverebbe la benedizione convinta di una Prefettura attenta a nuove forme di presidio del territorio. Ma chi paga? La domanda è d’obbligo. E la risposta è sotto il naso di tutti: Comune e Provincia. La Biblioteca è una creatura di questi due enti: se si trovano fondi per mille rivoli di contributi verso realtà varie, perché non investire massicciamente su questo progetto attraverso il Consorzio? Sarebbe un atto di lungimiranza politica. Non si tratterebbe di dare un contentino al comitato di quartiere di turno, ma di regalare un pezzo di città nuova all’intera Viterbo.
Certo, è una scommessa. È la scommessa di chi pensa che il futuro di un quartiere non passi solo per le manette o per la paura, ma per la capacità di essere attrattivi, vivi, colti. Viale Trento non ha bisogno di un “cordone sanitario”, ha bisogno di ossigeno. E la cultura, in questa città, è l’unica risorsa che ancora non abbiamo finito di sprecare. Proviamoci. È tempo di smettere di parlare di “problemi” e iniziare a progettare soluzioni che profumano di futuro.

















