Viaggio tra gli ingressi di Viterbo/2 - Porta della Verità "mangiata" dal degrado
Porta della Verità 03
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In qualche modo si tratta di biglietti da visita del capoluogo della Tuscia e forse è giunto il momento di prendersene cura, visto il ruolo importante che giocano nella costruzione dell'immagine della città. Abbiamo iniziato da Porta San Leonardo e oggi siamo a Porta della Verità.

In che condizioni si trovano le porte storiche d’accesso a Viterbo? La Fune se lo è domandato ed è andata a verificare. A puntate vi racconteremo, uno dopo l’altro, i varchi storici di accesso al centro storico. In qualche modo si tratta di biglietti da visita del capoluogo della Tuscia e forse è giunto il momento di prendersene cura, visto il ruolo importante che giocano nella costruzione dell’immagine della città. Abbiamo iniziato da Porta San Leonardo e oggi siamo a Porta della Verità.

 

 

Anticamente chiamata Porta dell’Abbate per via della vicina abbazia, Porta della Verità diviene tale nel XIII secolo dopo un’opera di restauro che la riporta ad antichi splendori che il tempo aveva offuscato. Quello stesso tempo sembra essere però ritornato. La sua posizione quasi nascosta sotto il livello stradale, incastrata tra cartelloni pubblicitari e il passaggio pedonale che si apre nella sovrastante Piazza Crispi, relegano l’antica porta in uno spazio che non le rende onore.

Sulla facciata campeggia un grande stemma di Benedetto XII affiancato da due più piccoli del Governatore Oddi e del Vescovo Sermattei, oggi tenuti in piedi da leggerissime recinzioni di ferro che dovrebbero evitare la caduta di pezzi pericolanti di peperino. Poco più in basso, due piccoli stemmi del Comune convivono con la vegetazione infestante che continua ad abitare le fessure rimaste libere.

Il portellone scrostato di gran parte della sua vernice, è eroso dal tempo e dagli urti delle auto in transito: anche i piloni in pietra i lati della porta hanno subìto lo stesso destino. La parte interna è ancor peggio di quella esterna, forse perché immaginata poco visibile: l’intonaco non ha retto allo smog e all’usura degli anni e i graffiti camuffati con una pennellata vigorosa di vernice, non sono proprio in sintonia con l’età della porta.

Chiude il quadro, l’epigrafe in ricordo dei garibaldini viterbesi relegata sopra un grande buco murario che non fa di certo onore alle loro gesta. Diciamo che quella targa non è esattamente la prima cosa che si nota attraversando Porta della Verità.

 

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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