Viaggio nelle associazioni viterbesi- “Musi sereni”, perché adottare un cane è una scelta per la vita
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La bella stagione è alle porte e, con essa, le vacanze e purtroppo gli abbandoni degli animali. Restiamo sul tema del randagismo e incontriamo i soci dell’Associazione “Musi Sereni”. Ci raccontano quanto è difficile operare nel nostro territorio, ma di quanto sia importante e totale adottare un cane abbandonato.

La bella stagione è alle porte e, con essa, le vacanze e purtroppo gli abbandoni degli animali. Restiamo sul tema del randagismo e incontriamo i soci dell’Associazione “Musi Sereni”. Ci raccontano quanto è difficile operare nel nostro territorio, ma di quanto sia importante e totale adottare un cane abbandonato.

 

Quando è nata la vostra associazione? Da quanti membri è formata?

“Il gruppo che condivideva lo stesso amore per i cani si è riunito a fine estate 2015. Il 14 Ottobre dello stesso anno abbiamo legalmente fatto nascere l’associazione. Eravamo in cinque, ad oggi siamo una ventina. Tutte sempre con le stesso amore”.

A chi si rivolge?

“A chiunque ami incondizionatamente i cani e sia disposto a donare loro un po’ del suo tempo. Siamo piuttosto eterogenei quanto ad età, livello di istruzione e condizioni economiche, ciò nonostante passiamo molto tempo insieme anche al di fuori delle attività di volontariato. Il sentimento comune ci rende una grande famiglia!”.

Quali sono i dati del randagismo nel nostro territorio?

“Non conosciamo i numeri e le percentuali perché sono difficili da stabilire con esattezza, siamo più pratici che teorici, ma crediamo però si possano considerare le nostre zone piuttosto sofferenti, anche se non nelle condizioni tragiche di alcuni territori del Sud Italia. Ciò è dovuto ai cattivi costumi delle zone agricole, dove mettere microchip e sterilizzazione sono utopie, e soprattutto ad una inesistente attività di prevenzione delle amministrazioni locali”.

Come vi finanziate?

“Partecipiamo a mercatini locali, organizziamo cene o lotterie, raccogliamo le olive al nostro rifugio. Facciamo raccolte di crocchette nei supermercati. Ma la cosa più bella per noi è la solidarietà delle persone che ci stimano e credono in noi e ci supportano con donazioni in denaro o merce. Anche il terreno dove sorge il nostro rifugio ci è stato appositamente comprato da una persona meravigliosa”.

Ricevete aiuti dall’amministrazione comunale o da altri enti?

“No, nel modo più assoluto”.

Quali sono le collaborazioni che più vi hanno aiutato?

“Collaboriamo spesso con le associazioni “Incrociamo le zampe”, “Mi fido di fido” ed “Animali amici Viterbo” e con molti volontari che operano da soli. Le collaborazioni sono importanti perché è solo unendo le forze che si riesce a portare a casa un buon risultato”.

I viterbesi amano gli animali?

“Come in qualsiasi società ci sono quelli che li amano, quelli che li ignorano e quelli che, nel peggiore dei casi, li maltrattato. Certo rispetto ai decenni passati ci sono più rispetto e consapevolezza. E’ cresciuta l’attenzione intorno a questo tema e la differenza si vede”.

Le adozioni sono frequenti?

“Non come vorremmo purtroppo, ma non ci lamentiamo, anche se non tutte sono adozioni azzeccate. Adottare un animale è una scelta per la vita e non sempre, purtroppo, questo patto viene rispettato”.

Che tipo di comunicazione fate per spronare le persone ad adottare?

“I social ci danno una grossa mano permettendoci di arrivare ad un grande numero di persone in pochissimo tempo. Anche il buon vecchio passaparola però è molto efficace”.

Progetti futuri?

“Un evento chiamato “Mondo Cane”, agli inizi dell’estate che osserverà i cani da varie prospettive e, ci auguriamo, avvicinerà i viterbesi a queste tematiche cercando di spiegare come si vive con un cane, come si combatte il randagismo e come ci si deve comportare di fronte ad un cane che vaga da solo. Oltre a questo, continueremo la nostra lotta perché il canile comunale di strada Novepani sia trasformato in parco canile, e speriamo in una stretta collaborazione con l’amministrazione che arriverà per delle serie manovre di prevenzione del randagismo.Anche ai volontari piacerebbe a volte starsene in panciolle qualche volta!”.

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