Viaggio nella povertà a Viterbo, nel 2017 la mensa Caritas ha servito 24.686 pasti
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Povertà. Un fenomeno invisibile, quasi trasparente. Tanta l'indifferenza, la sottovalutazione del problema. A tutti i livelli. In queste ore l'Istat ha reso noti i dati relativi all'anno 2017 e messo davanti agli occhi di tutti la dimensione della situazione. Ci sono 5 milioni di italiani che vivono in uno stato di povertà assoluta. In pratica non riescono a mettere insieme il pranzo con la cena.

Povertà. Un fenomeno invisibile, quasi trasparente. Tanta l’indifferenza, la sottovalutazione del problema. A tutti i livelli. In queste ore l’Istat ha reso noti i dati relativi all’anno 2017 e messo davanti agli occhi di tutti la dimensione della situazione. Ci sono 5 milioni di italiani che vivono in uno stato di povertà assoluta. In pratica non riescono a mettere insieme il pranzo con la cena.

Ci siamo chiesti quale fosse la situazione nel capoluogo della Tuscia e vi condurremo in un viaggio fatto di numeri e riflessioni. Abbiamo contattato la Caritas locale, coordinata da Luca Zoncheddu. Ogni giorno, dal lunedì alla domenica, nei pressi di porta San Leonardo c’è un luogo che si occupa di non lasciare senza pasti i più bisognosi.

E’ la mensa della Caritas. Il nostro viaggio nella povertà a Viterbo comincia da lì. Da quelle stanze e da quei volontari che ogni giorno accolgono uomini e donne di tutte le età, tanto italiani quanto provenienti da alti Paesi. Un totale di 24.686 pasti serviti nel 2017. 20.925 i pranzi, a cui vanno ad aggiungersi 3.761 cene per chi non ha neppure un tetto sotto cui stare.

Alla mensa che porta il nome di Don Alceste Grandori ogni santo giorno viene servita una media di 57 pasti, solo a pranzo. “Una situazione complicata – ci spiega Luca Zoncheddu -. Il fenomeno della povertà è in crescita, anche tra gli italiani. Sono sempre di più persone sole ma anche famiglie in difficoltà che bussano alla nostra porta. Cerchiamo di sostenerli nella difficoltà imminente e di pensare un percorso per uscire dalla criticità. Non è facile, il problema il più delle volta arriva dall’assenza del lavoro. Anche se non mancano casi di persone che un lavoro ce l’hanno ma quanto guadagnano, per una serie di circostanze (divorzi, mantenimenti, etc) non è sufficiente a mantenerli”.

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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