Viaggio nel "Tesoro di Santa Rosa", un'ultima cena da mozzare il fiato
Tesoro di Santa Rosa 0
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Vale la pena arrivare al Monastero di Santa Rosa e visitare la mostra inaugurata il 2 settembre e in programma fino al 6 gennaio. Documenti straordinari, dipinti, ceramiche antiche ed elaborate oreficerie sono i protagonisti ma forse la cosa più straordinaria è il Santuario stesso e gli spazi tornati visibili in seguito ai lavori di restauro.

Vale la pena arrivare al Monastero di Santa Rosa e visitare la mostra inaugurata il 2 settembre e in programma fino al 6 gennaio. Documenti straordinari, dipinti, ceramiche antiche ed elaborate oreficerie sono i protagonisti ma forse la cosa più straordinaria è il Santuario stesso e gli spazi tornati visibili in seguito ai lavori di restauro.

Particolarmente suggestiva la stanza del vecchio refettorio, dove sono visibili due grandi affreschi. Anche questi sapientemente restaurati. Particolarmente suggestivo il dipinto che raffigura l’Ultima Cena. Da solo vale la visita, così come un ex voto in argento che raffigura una caravella dallo scafo costituito da una consiglia. Davvero straordinario.

Quattro aree tematiche
La mostra si sviluppa lungo quattro aree tematiche: l’antico monastero e la sua decorazione; la vita di Santa Rosa e la sua canonizzazione; le monache di Santa Rosa e la vita nel monastero; la devozione popolare e gli ex voto.
Si disegna così, intorno al chiostro, un percorso che esalta sia il valore storico artistico e etnoantropologico dei singoli pezzi sia l’aspetto spirituale del luogo che li ospita.

I preziosi dipinti
A partire dalla teca contenente il corpo della santa, gli ambienti della mostra svelano via via dipinti di particolare interesse storico artistico come quelli restaurati appositamente per l’esposizione: la quattrocentesca Madonna del Latte dipinta su una tegola e un olio su tela del XVI secolo raffigurante Sant’Orsola; il bozzetto di Marco Benefial (gentilmente concesso da Intesa San Paolo) con La prova del fuoco; riproduzioni degli acquerelli secenteschi del Sabatini con la storia della Santa, dipinta a metà del Quattrocento da Benozzo Gozzoli nell’antica chiesa andata distrutta.

Gli antichi documenti della santificazione
In esposizione anche i preziosi documenti relativi alla santificazione: il manoscritto del 1457 contenente il processo di canonizzazione e le cosiddette Lettere patenti di 13 comunità limitrofe che lo sostenevano.
Ogni lettera è munita di sigillo e si ritiene che siano i sigilli più antichi (1457) finora noti per quei comuni.

Gli Abadessati
Nella sala del refettorio, dove i dipinti murali appena restaurati consentono di calarsi nella vita del monastero, sono esposti gli antichi “Abadessati”, documenti conventuali che testimoniano i periodi delle varie Badesse; ceramiche antiche ed elaborate oreficerie. Alcune ceramiche recano il nome per esteso della monaca che, messo in relazione con i nomi presenti nei registri dei Capitoli, ha permesso di attribuire con esattezza l’oggetto alla religiosa e di ricostruire uno spaccato della storia del monastero compreso tra la fine del XVI e il XVIII secolo.

Gli ex voto
Infine gli ex voto, esposti anche virtualmente grazie alla nuova postazione multimediale, testimoniano la devozione popolare verso la Santa. La mostra quindi, a partire dai restauri eseguiti grazie al prezioso contributo della Fondazione Carivit, diventa un’opportunità di godimento delle opere d’arte e di ispirazione per la fede e la spiritualità.

 

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