Viaggio nei palazzi storici viterbesi- Il Palazzo Farnese di casa nostra
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Appuntamento con i palazzi storici della città, oggi ci avventuriamo nella piazza più bella e volgiamo lo sguardo verso Palazzo Farnese

VITERBO- Palazzo Farnese, no non siamo a Caprarola. Tutta la Tuscia è paese, ma il nostro viaggio è dentro Viterbo, dentro le stanze dei suoi palazzi storici più belli.

Siamo in pieno centro storico, nei vicoli e nelle piazze frequentati dai giovani che si godono le serate estive, nei luoghi immortalati in tante fotografie e anche in qualche film diventato famoso. Attraversiamo il ponte del Duomo, guardiamo al di sotto di esso la valle sottostante e di fronte a noi si staglia il nostro Palazzo Farnese.

Completamente in pietra e inserito nel bellissimo contesto medievale, il palazzo rappresenta un’affascinante armonia di elementi architettonici di periodi diversi. La sua storia risale al 1200 e il passaggio del palazzo alla famiglia Farnese avvenne intorno al 1430. Ranuccio Farnese venne incaricato di difendere Viterbo dagli attacchi di Fortebraccio e Giacomo di Vico, i suoi figli passarono diversi giorni in città.

Il Palazzo racchiude al suo interno molti accorgimenti architettonici di stili molto diversi pur ricalcando fedelmente l’impronta del classico palazzo storico medievale. Il profferlo, le bifore traforate, la loggia che affaccia sul ponte che apre la strada, tutto riporta indietro nel tempo, quando da lì passavano cavalli e carrozze con all’interno facoltosi signori delle famiglie più in vista della città.

Sede del Vecchio Ospedale della città per molti anni, molti viterbesi sono nati tra quelle mura, adesso è in attesa di un progetto di riqualificazione che riporti quel luogo così ricco di storia agli antichi splendori di un tempo.

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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