Viaggio dentro la città ammutolita, si vive nell'attesa che arrivi il picco
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VITERBO - Mascherina e guanti, mettiamo in stop lo smart-working e torniamo in strada. Potremmo girare per servizi, incontrare persone. Abbiamo deciso di rimanere in casa, tutti noi de La Fune. 

VITERBO – Mascherina e guanti, mettiamo in stop lo smart-working e torniamo in strada. Potremmo girare per servizi, incontrare persone. Abbiamo deciso di rimanere in casa, tutti noi de La Fune. 

C’è il telefono per chiamare le fonti, il web per prendere atto di quello che accade tra siti istituzionali e social. Meglio non intralciare la prima linea di questa battaglia. Prima linea che non è negli ospedali ma nelle città, nei comportamenti delle persone. 

L’unico modo di contrastare il virus è bloccare la circolazione dello stesso e per farlo ognuno di noi dovrebbe incontrare zero persone, al di là del proprio nucleo famigliare naturalmente. Esco per la spesa, una volta a settimana. Due volte al massimo, se proprio necessario. 

Il circuito che decido di fare funziona così: macelleria, latteria, ortofrutta. Ho chiamato ieri e ordinato. L’intenzione è di rimanere meno possibile fuori e di incontrare meno persone e per meno tempo possibile. Tranquilli non è sociopatia, è rispetto. Ne approfitto per registrare quello che vedo e raccontare questo spaccato di territorio che gira intorno casa mia. 

E’ presto, i negozi hanno appena aperto. Arrivo alla macelleria e mentre finisce di preparare il pacco che ho richiesto scambio qualche parola. Tutti hanno le mascherine, un cordino segna il fatidico metro di distanza dal bancone, a terra del nastro isolante nero indica le distanze da tenere. Fuori la porta il cartello è chiaro: “Si entra due persone alla volta”. 

Gli occhi di chi è dall’altra parte del bancone dicono tutto. C’è smarrimento e il discorso gira intorno a un unico asse portante: “Speriamo finisca presto”. Alla latteria la scena si ripete, ci si riconosce dietro alle mascherine. Qui è più piccolo e si entra uno alla volta. “Siamo qui ma vorremmo essere a casa”, ci raccontano.

All’ortofrutta la situazione è più curiosa. Il telefono squilla in continuazione. “Non ce la fate più?”, domandiamo. “E’ un continuo chiamare, la gente ordina di continuo ma è meglio lavorare così. Bisogna ridurre i contatti, è importante”. Anche qui si entra uno alla volta ma fuori si mette in coda un tipo straordinario, indossa una specie di maschera antigas. Di quelle che abbiamo visto sulle foto delle trincee della prima guerra mondiale. Ci regala un sorriso e un commento buffo a tutti: “Meno male che c’è lui che ci fa ridere. La situazione non è bella e anche noi dobbiamo pensare alla nostra salute. Certo non possiamo fermarci però, è importante per tante persone”. 

Torniamo a casa pensando. Ci rendiamo conto che i medici sono l’ospedale da campo dove si salvano le vite ma la trincea vera è in strada e tutti la stanno combattendo. Se chi è in trincea combatte una pessima battaglia allora i nostri medici saranno travolti. La sensazione che tutti trasmettono è quella dell’attesa. Si attende che arrivi il picco perché, fortunatamente al momento nel Viterbese, i numeri sono bassi. 

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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