

VITERBO – Ci sono errori di calcolo ed errori di tempistica. E poi c’è quello che sta accadendo a via della Pila, che assomiglia terribilmente a un capolavoro di autolesionismo strategico. Calare i pesanti cordoli gialli della pista ciclabile nel cuore di un quadrante già storicamente congestionato, a esattamente venti giorni dalla chiusura delle scuole, è una mossa che rischia di passare alla storia cittadina come la madre di tutte le imprudenze viarie.
Da lunedì 25 maggio, il senso unico di marcia deciso da Palazzo dei Priori rischia di trasformarsi nella miccia di una clamorosa esplosione dell’opinione pubblica contro il Palazzo. Una sorta di harakiri politico dell’attuale amministrazione, consumato nel nome del nulla o, peggio, di una fretta burocratica incomprensibile agli occhi dei cittadini.
Mentre negli uffici comunali si limano le ultime scadenze dell’ordinanza, la miccia – già accesa – corre rapidissima sui display degli smartphone. Nello specifico, sta infiammando le chat Whatsapp delle classi della Vanni e della Canevari (scuole dell’infanzia e primaria). I gruppi dei genitori, solitamente intasati da comunicazioni di servizio e compiti a casa, si sono trasformati in queste ore in veri e propri comitati di liberazione dal cordolo.
I genitori sono diventati i promoter principali di una raccolta firme determinata contro la ciclabile. Alla corte del Comune, evidentemente, non è chiaro un dato “geopolitico” fondamentale della città: nel quadrante di via Cattaneo e limitrofi è stipata abbastanza benzina emotiva da bruciare maree di consensi elettorali in un colpo solo. Toccare la quotidianità logistica di centinaia di famiglie che ogni mattina devono incastrare ingressi a scuola, parcheggi impossibili e orari di lavoro significa andare a cercare il conflitto a fari spenti.
Se il piano rimarrà questo, lunedì mattina si scatenerà l’Armageddon delle mamme e dei papà. Un caos fatto di macchine in doppia fila, ingorghi monumentali, clacson spianati e una rabbia cieca che inevitabilmente busserà alle porte della politica. Eppure, una via d’uscita elegante e di puro buonsenso ci sarebbe. Sarebbe la cosa più opportuna da fare, in primis per tutelare i cittadini e i commercianti che frequentano la zona, ma anche per salvare l’amministrazione da un clamoroso danno d’immagine.
Basterebbe un briciolo di pragmatismo: smontare provvisoriamente quei pochi metri di cordolo critici su via della Pila, congelare il senso unico e attendere la fine dell’anno scolastico, ormai dietro l’angolo. Tra tre settimane, a aule vuote e scuole chiuse, la pressione sul quadrante si dimezzerà automaticamente. A quel punto si potrebbe aprire un tavolo vero, ragionare con calma sulle planimetrie, ascoltare i residenti e trovare una sintesi sostenibile.
In caso contrario, la scelta sarà solo una: andare allo scontro frontale contro la categoria più temibile e organizzata della società civile viterbese. Quella dei genitori ritardatari del lunedì mattina. E la politica, storicamente, da questi scontri ne esce sempre con le ossa rotte.

















