

VITERBO – Ci sono nodi urbani che, a una certa ora del mattino, smettono di essere semplici strade e si trasformano in veri e propri fronti caldi. Via Carlo Cattaneo non è solo una via di scorrimento a ridosso del centro; è, dati alla mano, una polveriera quotidiana di traffico, tensioni e pericoli d’incidente striscianti. Una bomba a orologeria che puntualmente, ogni giorno dal lunedì al venerdì, esplode nell’indifferenza quasi rassegnata di chi dovrebbe governare i flussi di questa città.
Il motivo di questa perenne tensione è scritto nei numeri, quelli del polo scolastico numericamente più importante e pesante dell’intera provincia di Viterbo. Qui insistono, a pochissima distanza l’una dall’altra, le scuole “Canevari” e “Vanni”. Parliamo di centinaia e centinaia di studenti – dalle primarie alle medie, passando per le elementari – che ogni mattina devono varcare quei cancelli. E dietro ognuno di loro, inevitabilmente, c’è un’auto, un genitore che va di fretta, un nonno che cerca un millimetro di asfalto per far scendere il nipote in sicurezza.
Il dramma vero, però, è che questo flusso imponente si riversa in un quartiere strutturalmente incapace di assorbirlo. Il rapporto tra il volume delle vetture in movimento e il numero di parcheggi disponibili è semplicemente ridicolo, infinitamente inferiore rispetto alle necessità reali dei residenti e dei pendolari della campanella. Il risultato? Una giungla. Auto in doppia e tripla fila, marciapiedi presi d’assalto, passaggi pedonali ostruiti e manovre azzardate in retromarcia. Gli ingredienti perfetti per il bollettino degli incidenti che, puntualmente, si rischia di aggiornare ogni settimana tra specchietti infranti e frenate d’emergenza. La qualità della vita dei residenti, manco a dirlo, è scesa sotto i livelli di guardia, sequestrati in casa propria da un baccano infernale di clacson e fumi di scarico.
Ma se la geografia del quartiere ha i suoi limiti oggettivi, a lasciare sbigottiti è la mano dell’uomo. O meglio, la logica della burocrazia. Come se il mix tra carenza di parcheggi e l’imbuto delle due scuole più grandi della Tuscia non bastasse, a peggiorare il quadro si somma un paradosso tutto viterbese: il servizio di pulizia urbana.
In quale altra città si deciderebbe, con scientifica ostinazione, di far passare i mezzi della nettezza urbana esattamente negli orari di punta dell’ingresso a scuola? Eppure in questo quadrante di Viterbo succede. Nel momento esatto in cui il traffico tocca il suo picco critico, ecco spuntare i furgoncini dei rifiuti che rallentano ancora di più tutto. Un blocco stradale legalizzato che si propaga come un virus, mandando in tilt l’intera viabilità anche nelle aree immediatamente a ridosso, provate a vedere su via Montello. Una paralisi a catena che manda i giri del motore (e il sistema nervoso degli automobilisti) fuori giri.
Tutta questa pressione, tutta questa esasperazione quotidiana rimasta senza risposte concrete, produce inevitabilmente un effetto collaterale pesante sul piano sociale e politico. Questa bomba urbana, infatti, non fa altro che ingrossare giorno dopo giorno le file del cosiddetto “partito della ghigliottina”. È quella schiera, sempre più numerosa e incattivita, di cittadini e residenti che ormai ha perso qualsiasi speranza nei programmi elettorali. Persone che non attendono l’apertura delle urne per scegliere qualcuno che li rappresenti o per sposare una visione di città, ma esclusivamente per “tagliare la testa”, metaforicamente parlando, a chi governando ha dimostrato totale cecità, non facendo nulla per migliorare la loro qualità della vita.
Siamo di fronte a un cortocircuito logistico e amministrativo evidente. Continuare a far finta di nulla, sperando che basti il buon senso a evitare il peggio, non è più una strategia accettabile. È solo un rinvio che prepara il terreno per la prossima esecuzione politica alle urne.

















