
VITERBO – 140 dipendenti Cup della Asl con il fiato sospeso per il proprio futuro lavorativo. Sindacati pronti a lavorare duro per trovare soluzioni, alla base della loro vertenza un’unica stella polare: “Impediremo la firma dei nuovi contratti se non sarà prevista la stessa retribuzione precedente”.
Questa la posizione congiunta di Cgil Cisl e Uil, espressa da Aldo Pascucci della Fisascat Cisl e Donatella Ayala di Filcams Cgil. La partita è tutta sui tavoli della Regione Lazio, anche se piuttosto complicata. Intanto è saltato lo spartiacque del 26 novembre, giorno in cui – così era stato annunciato – i lavoratori avrebbero dovuto accettare o rifiutare i nuovi contratti con salario inferiore. Tutto congelato fino al 10 dicembre, qualche giorno in più per tentare tutte le strade.
La faccenda riguarda 3mila lavoratori nell’intera regione Lazio e 140 nella Tuscia. “Numeri importanti – sottolineano i sindacalisti -“. Si tratta degli addetti ai servizi Cup e ReCup, centralino e punto informativo. Non sono dipendenti Asl ma impiegati in un servizio esternalizzato. Finora gestito da NTA srl ma messo in appalto essendo scaduti i termini previsti dal precedente affidamento, con gara espletata e vinta dalla GPI di Trento. Il meccanismo alla base dell’assegnazione il massimo ribasso.
Da qui il fatto che la società vincitrice propone un nuovo contratto fortemente penalizzante rispetto al passato. Una decurtazione che oscilla dalle 150 alle 300 euro al mese in busta paga, a seconda del numero di ore mensili svolte. La retribuzione oraria proposta scenderebbe dagli attuali 10 euro lordi a 7,50 euro. E va tenuto conto che si parla di paghe che difficilmente superano oggi i mille euro mensili.
“A queste persone bisogna garantire dignità e serenità perché svolgono un servizio importante all’interno del sistema sanitario”. Così i sindacati.


















