Venti di guerra dentro al Partito Democratico. Il ruolo di Francesco Serra come capogruppo nel mirino
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Dopo il 3 maggio l'inferno. Gli attenti osservatori della politica l'avevano preannunciato e la burrasca si è puntualmente materializzata in questi giorni. Uno scontro essenzialmente tra due fronti "i fioroniani" e i "serra-egidi-panunziani".

La situazione all’interno della grande famiglia dei democratici viterbesi è da “fratelli coltelli”. L’area popolare del partito non ha gradito l’atteggiamento e le parole del capogruppo Francesco Serra durante il consiglio comunale di giovedì.

Stamattina sulle colonne del Corriere di Viterbo è riportato un forte intervento del coordinatore dell’Unione Comunale Stefano Calcagnini. Lo stesso mette in dubbio le capacità di coordinare e fare sintesi, funzioni spettanti a un capogruppo, del renziano. “Si è arrogato – dichiara Calcagnini – prerogative che non gli competono, in totale contrasto e dissenso con la linea politico-programmatica, più volte espressa e ribadita dall’assemblea dell’Unione. Il consigliere ha nei fatti sfiduciato l’operato del sindaco, arrivando a chiedere la restituzione delle deleghe da parte degli assessori del Partito Democratico”.

Per Calcagnini le dichiarazioni di Serra sono lesive dell’immagine del Partito Democratico. Lunedì l’intera situazione politica sarà portata all’interno dell’assemblea dell’Unione Comunale del Pd, convocata da coordinatore. Nell’assemblea “i fioroniani” sono maggioranza schiacciante.

Sullo sfondo la partita a poker tra i due big democratici del momento: l’onorevole Giuseppe Fioroni e il consigliere regionale Enrico Panunzi. Una partita che passa per gli organismi di partito, per Palazzo dei Priori e per la neonata Provincia di Mauro Mazzola.

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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