Venerdì notte al Bar Centrale: che cosa è successo davvero
piazza del comune
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Ricostruiamo minuto per minuto che cosa è successo realmente.

Nel calderone di notizie di cronaca che in questi giorni scuotono il Viterbese, ce n’è una che ha attirato l’attenzione fin dal primo istante: quella che ha avuto luogo venerdì notte, al Bar Centrale. Sì, lo sappiamo: la notizia la diamo in ritardo. I ranking ci penalizzeranno e gli algoritmi ci spingeranno in fondo alla timeline. Ma c’è solo una cosa che vogliamo fare: raccontare la verità.

Venerdì, poco dopo la mezzanotte (00:05 per essere precisi), la serata prende una piega improvvisa. Fino a quel momento, tutto scorre tranquillo: bar pieno, chiacchiere, risate, tavolini occupati da chi si gode un’estate che pare infinita. Ma la calma è solo apparente. In via Marconi, un’ora prima, alcune persone avevano già avuto un litigio piuttosto acceso: la polizia era intervenuta per sedare gli animi, ma si trattava solo dell’antefatto.

Il secondo atto si consuma proprio al Bar Centrale. I protagonisti del diverbio si ritrovano, forse per chiarirsi. Ma le intenzioni durano poco. Le parole si fanno pesanti, le accuse volano. Poi lo fanno anche le sedie. Un familiare di uno dei due litiganti, si scaglia contro l’altro e nella colluttazione va in frantumi la vetrina espositiva del locale. In sottofondo, piangono dei bambini – sono i figli di uno dei coinvolti, trascinati loro malgrado nel caos di una notte troppo lunga.

Nel frattempo, in piazza del Plebiscito, le forze dell’ordine sono già presenti per i controlli del centro.
Vedono tutto. Intervengono subito. In pochi istanti entrano nel bar e prendono il controllo della situazione. Altre volanti arrivano in rinforzo. L’aggressore prova a darsi alla fuga, urlando alla folla di spostarsi per aprirgli un varco. Ma la fuga dura poco. Nel frattempo, a pochi passi di distanza, in via Roma, anche le donne, legate agli stessi nuclei familiari, alzano la voce. Urla e schiamazzi ma nessuna rissa. E anche lì, nel giro di un minuto, tutto rientra grazie all’intervento degli agenti. Totale dell’intera rissa: un paio di minuti. Il tempo necessario per far varcare la soglia del bar alle forze dell’ordine, già presenti in zona.

Una notte breve, ma intensa. Alimentata da vecchi rancori trascinati da una strada all’altra, e da una rabbia che ha superato il punto di ebollizione. Chi cerca il finale con colpo di scena resterà deluso: nessuna tragedia, nessun ferito grave, solo un vetro rotto e l’ennesima storia di provincia dove, a volte, basta poco per far saltare tutto.

Nota a margine, ma non di poco conto: questa è la versione ufficiale dei fatti.

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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