Valorizzare il Museo Civico o spostare i Del Piombo in centro: due scelte in antitesi che divideranno la città
Museo Civico
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Il Museo Civico di piazza Crispi rischia di spaccare in due la città sulla destinazione e la valorizzazione di un patrimonio condiviso: le opere di Del Piombo dove finiranno?

Da un lato l’appello di Egidio17, dall’altra parte il Comune di Viterbo. Il Museo Civico di piazza Crispi rischia di spaccare in due la città sulla destinazione e la valorizzazione di un patrimonio condiviso: le opere di Del Piombo dove finiranno?

Il tema riguarda da un lato la proposta del comune di Viterbo, quella con la quale il Comune vuole finanziare la cultura con l’edilizia tramite la legge Bucalossi indirizzando i fondi derivanti dalle concessioni edilizie per la riqualificazione dei portici del comune di Viterbo, dall’altro l’idea di valorizzare la Viterbo rinascimentale partendo dal Museo Civico.

Parte fondamentale del progetto, comunicato più volte da Viva Viterbo e dall’amministrazione comunale in merito ai portici di Palazzo dei Priori, riguarda l’idea di spostare le due opere più importanti e attrattive di Del Piombo (Pietà e Flagellazione) custodite a Viterbo proprio nella nuova location che dovrebbe nascere in piazza del Comune direttamente dal Museo Civico.

Proprio quel Museo Civico che invece una lunga serie di associazioni, festival e realtà del territorio chiedono di valorizzare, aprendo il Chiostro al pubblico e rendendolo il cuore delle attività culturali viterbesi, e sul quale il Comune tace. La proposta, capofila Egidio17, è sul tavolo e anche il nostro giornale ha firmato l’appello dell’associazione che da qualche anno è riuscita, camminando su un tracciato già battuto da Quartieri dell’Arte, a portare all’attenzione dell’opinione pubblica il passato rinascimentale dimenticato, oscurato e sconosciuto alla gran parte dei viterbesi.

Insomma mettendo insieme i pezzi e raccogliendo i dati è facile capire come la decisione di portare le opere di Del Piombo in piazza del Comune non passerà inosservata e anzi potrebbe costituire un serio motivo di scontro.

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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