
A cura di un visitatore di casa nostra, un giorno di tardo inverno, con la stagione turistica ormai alle porte.
VITERBO – Viaggio allucinante. E’ il titolo di un film di fantascienza dl 1966. Ma se volete viverlo oggi, è facilissimo. Recatevi un sabato mattina a Valle di Faul. Inoltratevi dalla Porta; se guardate a destra c’è un cortile dove sono adagiati quelli che sembrano cadaveri stecchiti nel loro rigor mortis e avvolti in una rete, invece con un po’ di buona volontà ti accorgi che sono tre stemmi antichi in peperino (Foto 1). Procedendo avanti, dopo pochi metri ecco il Passaggio della Morte. C’è l’ingresso della Sala Conferenze della Fondazione Carivit, un luogo dove spesso si crea un incoraggiante viavai di gente interessata alla cultura, alla socialità, all’economia. Davanti all’ingresso c’è mezzo passaggio pedonale zebrato. Mezzo, perché, peraltro sbiadito, si inoltra solo fino a metà strada, l’altra metà ne è priva, segno che di lì in poi attraversi a tuo rischio e pericolo (Foto 2).


Andiamo avanti. Bella la coreografia intorno a noi.
A destra il Colle di S. Lorenzo con l’aerea loggia che combatte con l’austerità delle linee medievali del Palazzo dei Papi. Peccato quella grande costruzione dell’ex Ospedale, trascurato, abbandonato e in decadenza strutturale da decenni, dove stenta a mostrarsi l’antichissimo campanile della chiesina di S. Maria della Cella, risalente al X secolo (Foto 3).

A sinistra, dopo il rincorrersi delle mura verso il Colle della Trinità, la chiesa omonima che fa da contrappeso al Colle del Duomo. In mezzo la Valle di Faul, verdissima, seppur punteggiata dalle auto che vi parcheggiano gratuitamente. Tra le auto, nelle aiuole colorate dai fiori del rosmarino, delle rose canine, dei viburni, occhieggiano bottiglie di birra, cartoni di Mc Donald, cartacce, buste di plastica gonfie di immondizia, a sfidare vittoriosamente i cestini dei rifiuti dislocati ovunque, ma ovunque vuoti (Foto 4-5). Segno che quei prati potrebbero essere un allegrissimo Central Park viterbese se solo fosse rispettato un qualunque criterio di convivenza civile, come avviene in tante altre parti del mondo.


Tra le auto fittamente parcheggiate emerge un complesso idrico che dovrebbe assicurare suggestivi giochi d’acqua, di quelli che si apprezzano ormai in tante città, da Torino a Livorno a Roma, ecc. Ma anch’esso è abbandonato, già malmesso, mai visto funzionare a dovere (Foto 6). Nei pressi, la costruzione a vetri messa a disposizione dal Comune per ospitare una struttura di accoglienza turistica, ad esempio un Caffè della cultura. Deserta e anch’essa abbandonata, nessuno finora si è fatto avanti per avviarvi una attività commerciale (Foto 7).


Al di là della strada, nei pressi di una ridente trattoria e pizzeria (sacrosanta…) una triste costruzione abbandonata (Foto 8) fa il paio con altre che si intravedono con le loro occhiaie vuote, a mezza costa del colle.

Subito dopo, sotto il Palazzo papale, si apre la bocca dell’ingresso agli ascensori per salire a Piazza S. Lorenzo, al cuore del centro medievale della città; è questo ascensore che rende la Valle l’ingresso previlegiato dei flussi turistici verso il Palazzo dei Papi e S. Pellegrino. Ebbene, sopra all’ingresso, incastonati nelle rocce, due grandi tubi d’acciaio forniscono aria al sistema, sovrapponendo il loro profilo da cantieristica industriale alla visione d’insieme dell’antico colle, senza alcuna mimetizzazione (Foto 9). Andiamo avanti, aggirandoci tra aiuole trascurate, ricche di tubi di gomma dell’impianto di irrigazione in bella vista (Foto 10). Lì è difficile pensare che la vegetazione primaverile li nasconda, forse andrebbero gestiti meglio.


In mezzo al prato ci colpisce il gigante emergente dalla terra, la versione in resina del noto “Risveglio” di Seward Johnson; fa un’impressione potente, e cogli subito che ha un senso in quella valle e fra quei colli, che hanno visto nascere e crescere la più antica comunità viterbese. L’argentea opera, sul quale si susseguono i messaggi letterari e visivi della gioventù viterbese, meriterebbe forse una mano di pittura e un periodico restauro (Foto 11).

Forse il viaggio allucinante è finito… e invece no, si chiude con l’allucinazione forse peggiore del viaggio. Sono i resti abbandonati, diroccati, sviliti della ex Chiesa di S. Croce, risalente al XIII-XV secolo. Mal ridotta, protetta da una rete fatiscente e sbracata, di quelle raffazzonate alla buona da cortile per le capre (Foto 12).

Sta lì tra prati che dovrebbero essere colori, tra colli che dovrebbero essere testimonianza e retaggio dell’antico lignaggio della città. Anche dirimpetto alla chiesa, e al di là della strada che scende da Piazzale Martiri d’Ungheria, una rete malmessa divide da una costruzione d’epoca abbandonata.
Ecco, il viaggio allucinante finisce qui; è il viaggio percorso da centinaia, migliaia di turisti ogni anno; è il biglietto da visita che la città propone loro per farsi apprezzare e ricordare; è il biglietto da visita di una città che pretende di farsi capitale della cultura europea. Viene da ridere amaramente, forse viene da piangere per la delusione; sicuramente viene da adirarsi. Perché siamo tutti colpevoli di questo indecente modo di offrirsi al turismo. Perché quel parco sta lì da quasi quindici anni, e gli amministratori, gli esperti che si sono susseguiti in questo periodo, a curare la città e la sua dignità, sono stati di tutti gli schieramenti politici. E sono quindici anni che i cittadini più incivili lo insozzano e lo deturpano.
Un piccolo Report, che sembra una sentenza.
Data:
Settembre 2025.
Protagonisti:
Un gruppo di cinque turisti emiliani, entrati da Porta Faul, provenienti dal parcheggio situato fuori della porta.
Luogo:
Tra i prati prospicienti il Risveglio e i resti di S. Croce.
Storia:
Domanda: “Vi piace questa Valle?”
Risposta:” Bella, particolare, suggestiva, da godere così verde e dentro alla città…un piccolo Central Park, ma ben più carico di storia. Peccato che sembra un po’ abbandonata, dagli amministratori e dai cittadini stessi…”
P.S., tanto per essere costruttivi:
Foto 1. Restituirli alla vista con tanto di spiegazioni o posizionarli all’interno del fabbricato
Foto 2. Ripristinare le strisce pedonali, magari su dosso
Foto 3. Avviare pratiche di completo restauro e di assegnazione del Palazzo a fini culturali o turistici, pubblici o privati
Foto 4-5. Sorveglianza o videosorveglianza, intervento quotidiano di pulizia e di manutenzione giardiniera
Foto 6 Restauro e avvio
Foto 7. Avvio funzionale o riuso comunale
Foto 8. Se di proprietà privata, intimazione a lavori di restauro qualificativo o esproprio a fini socioculturali e turistici
Foto 9. Mimetizzazione
Foto 10. Modifica dell’impiantistica di irrigazione
Foto 11. Sorveglianza diretta o videosorveglianza. Interventi periodici costanti di pulizia e restauro
Foto 12. Intervento di restauro qualificativo anche a fini di riuso pubblico, con sollecitazione della Sovrintendenza. Se di proprietà privata, intimazione a lavori di restauro qualificativo o esproprio, anche dell’area al di là della strada, a fini di tutela del bene storico-architettonico, della valorizzazione paesaggistica e della salute pubblica.
Interventi costosi? Alcuni sono solo di pubblica routine amministrativa (virtuosa), come ai nn. 1, 2, 4, 5, 6, 7, 9,10, 11. Per gli altri, ai nn. 3, 8 e 12, chiedere se la Regione Lazio è la Regione che amministra il Lazio o solo Roma, e se Viterbo, oltre ad ospitare immondizia altrui, vale anche come secondo cento storico-culturale della regione a cui assegnare finanziamenti appropriati oltre che servitù.


















