“Valeva la pena per un Papa venire a Viterbo”: 100 anni fa nasceva San Giovanni Paolo II
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VITERBO – Il Papa Santo era molto legato a Viterbo e alla Tuscia che ha visitato più volte. La visita che viene ricordata per l’intensità dei contenuti espressi e la grande partecipazione di popolo è quella del 27 maggio 1984 anche per il trasporto straordinario della Macchina di Santa Rosa in suo onore. Traporto che lo colpì a tal punto da fargli esclamare le parole che sono rimaste nella storia e nell’immaginario collettivo della nostra città: “Valeva davvero la pena per un papa venire a Viterbo”.

VITERBO – 100 anni fa nasceva Karol Wojtyla, il Papa santo che fu un gigante della fede e della storia E’ stato il Papa dei giovani e della famiglia, il primo a viaggiare in tutto il mondo, a lanciare un anatema contro la criminalità organizzata, a dire a tutti: “Non abbiate paura”. Il 18 maggio 1920 nasce in Polonia, Karol Wojtyla. Eletto il 16 ottobre 1978, Giovanni Paolo II è stato il primo pontefice straniero dopo 455 anni, il primo Papa “globale” della storia. La sua personalità ha segnato profondamente il Novecento e continua a incidere nel nuovo millennio.  La vita Nato a Wadowice, lavora in una cava, dopo la chiusura, a causa della Seconda guerra mondiale, dell’università in cui studiava. Poi è al seminario di Cracovia. Ordinato sacerdote nel 1946, a Roma consegue un dottorato in teologia. Nel 1948 torna in Polonia e dieci anni dopo, Papa Pio XII lo nomina Vescovo Ausiliare di Cracovia. E’ Arcivescovo di Cracovia nel 1964; partecipa al Concilio Vaticano II (1962-65). Cardinale nel 1967 e Papa il 22 aprile del 1978 quando inaugura il suo pontificato con queste parole: “Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! Cristo sa cosa è dentro l’uomo. Solo lui lo sa!”.    Il Papa che amava la montagna e che urlò contro la mafia Durante il suo Pontificato si contano 146 visite pastorali in Italia e, come Vescovo di Roma, visita 317 delle attuali 332 parrocchie romane. I viaggi apostolici nel mondo sono stati 104. Lo abbiamo visto sciare sui monti innevati del Terminillo, della Marmolada e dell’Adamello e sopravvivere a un grave attentato il 13 maggio del 1981 in piazza San Pietro e poi perdonare Ali Agca. Lo abbiamo ascoltato mentre parlava ai ragazzi nelle Giornate Mondiali della Gioventù, da lui istituite, e mentre gridava, era il 9 maggio 1993, il suo anatema contro la mafia: “Convertitevi. Un giorno verrà il giudizio di Dio”.   Ha scritto 5 libri e celebrato 147 riti di beatificazione – nei quali ha proclamato 1338 beati – e 51 canonizzazioni.  Muore il 2 aprile 2005 alle ore 21.37, alla vigilia della Domenica della Divina misericordia ed è sepolto l’8 aprile nelle Grotte Vaticane, subito dopo i solenni funerali celebrati in Piazza San Pietro. Per dargli l’ultimo salutio, a Roma arrivano oltre 4 milioni di persone che lo vogliono “Santo subito”. La burocrazia vaticana brucia i tempi, accogliendo l’appello. A nove anni dalla morte, il 27 aprile 2014, Papa Francesco proclama santi Papa Giovanni Paolo II e Giovanni XXIII. “I due papi”, dice, “sono stati uomini coraggiosi”, non hanno avuto “paura” di chinarsi sulla “sofferenza” e sulle “piaghe” dell’uomo, e in questo modo “hanno dato testimonianza alla Chiesa e al mondo della bontà di Dio, della sua misericordia”. Wojtyla e Roncalli “sono stati sacerdoti, vescovi e papi del XX secolo. Ne hanno conosciuto le tragedie, ma non ne sono stati sopraffatti. Più forte, in loro, era  Dio; più forte era la fede in Gesù Cristo Redentore dell’uomo e Signore della storia”. 

Il Papa Santo era molto legato a Viterbo e alla Tuscia che ha visitato più volte. La visita che viene ricordata per l’intensità dei contenuti espressi e la grande partecipazione di popolo è quella del 27 maggio 1984 anche per il trasporto straordinario della Macchina di Santa Rosa in suo onore. Traporto che lo colpì a tal punto da fargli esclamare le parole che sono rimaste nella storia e nell’ immaginario collettivo della nostra città: “Valeva davvero la pena per un papa venire a Viterbo”.

 

 

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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