Valentina Beraldo: "Vi racconto il dietro le quinte di Miss Italia"
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Gli Stati Generali La Fune
"Ha realizzato un piccolo grande sogno: quello della Valentina bambina che guardava Miss Italia in televisione con tutta la sua famiglia e fantasticava di poter un giorno salire su quel palco. Passo dopo passo si costruisce un sogno".

VITERBO – Alla finalissima di Miss Italia 2025 a Porto San Giorgio c’era anche la viterbese Valentina Beraldo. Sul palco, nel gruppo delle quaranta finaliste, è arrivata grazie alle fasce di Miss Lazio e Miss Sport Givova. Ci siamo fatti raccontare da lei cosa significa vivere un’esperienza simile.

 

di Valentina Beraldo

Mi chiamo Valentina Beraldo, ho ventun anni e vengo da Viterbo, mi definisco una ragazza solare, molto determinata e con tanta voglia di mettermi in gioco, partecipare a Miss Italia “2025” per me ha significato un piccolo traguardo di un grande sogno e oggi voglio raccontarvi cosa si nasconde dietro le quinte.

Sono finalmente venuta a capo di questa esperienza e devo dire che, al contrario di quello che si vede da fuori, è stata molto più impegnativa di quanto immaginassi. Dietro a tutto quello che vedete voi, quel mondo fatto di passerelle, abiti eleganti e sorrisi, si nasconde il nostro mondo: il mondo delle miss.

Oggi sono qui per raccontarvi un po’ di backstage. La nostra giornata tipo iniziava con la sveglia alle 7:00; dopodiché cominciavano le varie attività. Si passava dai servizi fotografici, belli ma interminabili, alla consegna dei gadget offerti dagli sponsor, per i quali passavamo intere giornate a creare e pubblicare contenuti sui social.

Negli ultimi giorni, quelli che precedevano la finale, la situazione era diventata ancora più intensa. Abbiamo iniziato a fare le prove, tutto il giorno, tutti i giorni e devo dire che è stato abbastanza stancante: soddisfacente, ma stancante. La maggior parte delle prove consisteva infatti in un balletto, che sarebbe poi diventato la sigla della puntata, e proprio da qui deriva la parola stancante, almeno per me che non ho mai fatto danza nella mia vita e chi mi conosce sa che il ritmo non è proprie nelle mie vene, infatti mai e poi mai avrei pensato di ballare sul palco e per di più in diretta televisiva.

Vorrei anche sfatare un mito: quello secondo cui le miss siano sempre in assoluta competizione. Io, al contrario, mi sono trovata veramente bene con le altre ragazze. Con alcune più di altre, certo, ma è normale che sia così. Insieme avevamo creato il “camomilla party”, dove la sera tutte esauste dalla giornata ci ritrovavamo per parlare un po’ e soprattutto per bere la camomilla, grande alleata di questi 15 giorni. Per quanto riguarda la finale devo ammettere che sono rimasta un po’ delusa. Mi aspettavo uno spettacolo diverso, più elegante e meno scenografico, a parer mio è stata data troppa importanza al “talento” e diciamo che tutta la serata in sé non ha rispecchiato molto i canoni del concorso originale.

Nonostante questo, credo che tutte l’esperienze che facciamo ci lasciano qualcosa e devo dire che essere arrivata in finale oltre ad avermi dato molta soddisfazione, ha realizzato un piccolo grande sogno: quello della Valentina bambina che guardava Miss Italia in televisione con tutta la sua famiglia e fantasticava di poter un giorno salire su quel palco. Passo dopo passo si costruisce un sogno.

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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