
ROMA – Vaiolo delle scimmie, tre casi nel Lazio su cui è al lavoro lo Spallanzani.
È iniziato il tracciamento dei contatti nel Lazio, i tre casi di vaiolo delle scimmie potrebbero avere contagiato altre persone. “Ogni caso ha avuto una decina di contatti, si stanno ricostruendo”. Lo ha detto l’assessore regionale alla Sanità, Alessio D’Amato, durante l’incontro di aggiornamento all’Inmi Spallanzani di Roma sui tre casi positivi al vaiolo delle scimmie. Ci vogliono dalle 2 alle 3 settimane di incubazione prima che la malattia si manifesti con i primi sintimi, il timore è che nei prossimi giorni possano scoppiare altri casi, difficili da arginare. E l’esperienza Covid insegna. “Non avremo lockdown e zone rosse”, sottolinea il virologo Fabrizio Pregliasco, ma “in Italia si potrebbero avere qualche migliaio di casi”, avverte.
“Non c’è nessuna certezza che questa possa essere una malattia di un determinato tipo di popolazione o di cittadini. Il contagio da uomo a uomo del vaiolo delle scimmie avviene attraverso contatti stretti, ad esempio con liquidi biologici o con goccioline di saliva. Quindi non c’è nulla da sottolineare o da evidenziare rispetto a specifici tipi di cittadini”. A fare chiarezza è il direttore Francesco Vaia, in merito ad alcune voci che avrebbero ricondotto il diffondersi della malattia attraverso rapporti omosessuali.
“Noi siamo in contatto stretto con il ministro Speranza e con il direttore della Prevenzione del ministero della Salute Rezza – sottolinea l’assessore regionale D’Amato – la situazione è assolutamente sotto controllo. Questi casi sono stati identificati grazie anche a un buon sistema di sorveglianza che abbiamo, il Seresmi, che sta lavorando per ricostruire l’albero dei contatti: su questo chiediamo una grande collaborazione tra i soggetti interessati”, ha concluso D’Amato.
“Il primo messaggio da dare è che la situazione è da attenzionare, ma al momento non desta nessun tipo di allarme. Tre i pazienti positivi al vaiolo delle scimmie, stiamo ripercorrendo i contagi stretti di questi pazienti”. Così il direttore generale dell’Istituto Spallanzani di Roma, Francesco Vaia, in merito ai casi di vaiolo delle scimmie emersi.

















