“Va decongestionato Belcolle usando gli ospedali di Montefiascone e Ronciglione”
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VITERBO - Il presidente provinciale dell'Ada, Tofanicchio: "Quando l'emergenza finirà, la sanità pubblica dovrà cambiare completamente".

VITERBO – Se non ora quando? Questo è il motto che lanciamo come Associazione per i diritti degli anziani.

Decongestionare l’ospedale Belcolle dalla pressione emergenziale Covid-19 in cui si trova. Questo un obiettivo fattibile utilizzando gli ospedali di Montefiascone e Ronciglione, strutture che in questi ultimi anni sono state oggetto di tagli e rimodulazioni, andando a indebolire l’efficienza sanitaria territoriale, ma essere di supporto come punti di assistenza per: persone in isolamento, positivi al Covid-19 non gravi o asintomatici, anziani con patologie importanti.

Il coinvolgimento di queste strutture lascerebbe più spazi e maggiore attenzione verso i casi più gravi, utilizzando al meglio personale specializzato e apparecchiature di Belcolle.

Non vanno sottovalutati in questo frangente le numerose Rsa e case di riposo di tutta la provincia, istituendo nell’unità di crisi uno specifico osservatorio.

Di giorno in giorno aumentano i contagi, giungono notizie nazionali poco rassicuranti da Palermo a Piacenza e zone limitrofe. La nostra provincia con i recenti contagi di Roma e Civitavecchia è una realtà che rimane poco conosciuta, quasi silente. Si deve far presto e dotare il personale sanitario di materiale igienizzante e protezioni individuali e monitorato con tamponi, centinaia di lavoratori sono a rischio e con loro gli ospiti e familiari.

Forse, da questa emergenza ne usciremo fuori con un concetto di sanità pubblica che andrà completamente ridisegnata, visto che si è dimostrata inadeguata la strategia dei tagli, basandosi su aride formule matematiche e con un eccesso di convenzioni e privatizzazioni. Come di certo non sono migliorati i servizi di pronto soccorso solo andando a sostituire con i  numeri i colori che identificano la gravità di accesso, come non sono migliorate le liste di attesa per le visite specialistiche in un sistema carente di infermieri, medici e spazi e che è comunque in grado di esprimere picchi di  altissima professionalità.

Un giorno finirà, andrà tutto bene, ma molte cose dovranno cambiare e ritornare a quanto stabilito per il servizio sanitario nazionale dalla nostra Costituzione all’articolo 32.

Mario Tofanicchio
Presidente Ada Viterbo

 

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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