Uscita Decarta di primavera - 30mila copie per raccontare le speranze del Viterbese: Bisentina, giovani e bellezza
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“L'uomo non vede ciò che vede, vede ciò che è”. Con questa frase di Paul Klee abbiamo scelto di aprire il nuovo numero di Decarta, la parte cartacea de La Fune. Sfogliandolo vi sarà più chiaro il perché. Leggendo le storie e i servizi che contiene, forse, avrete capito. Numero dedicato alla “primavera viterbese”. Concetto poliedrico, o almeno così ci pare.

“L’uomo non vede ciò che vede, vede ciò che è”. Con questa frase di Paul Klee abbiamo scelto di aprire il nuovo numero di Decarta, la parte cartacea de La Fune. Sfogliandolo vi sarà più chiaro il perché. Leggendo le storie e i servizi che contiene, forse, avrete capito. Numero dedicato alla “primavera viterbese”. Concetto poliedrico, o almeno così ci pare.

30mila copie in distribuzione gratuita in bar e attività commerciali del capoluogo e provincia. La primavera non è altro che la rinascita. E di primavera come rinascita abbiamo voluto raccontare.
L’intervista al funambolo Andrea Loreni, che il 19 giugno attraverserà sospeso nel vuoto piazza
Cavour a Bagnoregio, ci fa sentire a casa. Noi che di funamboli e funi qualcosa abbiamo imparato a
capire. Parlando con lui ci siamo trovati allo specchio e si è rafforzata la convinzione di essere su
una buona strada, su una buona fune sospesa nel vuoto.

E questo numero vuole portarci tutti i lettori. Mettendogli davanti agli occhi storie di funamboli, per diversi versi. Così abbiamo contattato Ludovica Delfino, sangue pianoscaranese (quello forte del non dimenticabile commendatore Alberto Ciorba) che tracciando segni con i suoi pattini ha portato a casa un oro e un bronzo ai campionati europei.

Scomodato anche Giovanni Bartocci, da Ronciglione a New York City. Tanti lo ricorderanno nei
panni di barman nel noto locale ‘Da Lucio’ a San Pellegrino, poi Londra e infine l’apertura di un
ristorante a Manhattan. Si chiama Via della Pace e potete trovare seduti ai tavoli personaggi del
calibro di Woody Allen.

Siamo andati a trovare Simone Ceccarelli, ragazzo esemplare. Titolare di Ruote Rugginose, una
realtà d’eccellenza, per gli appassionati del settore, made in Viterbo.

Torniamo alla frase di Klee. E proviamo a declinarla: l’idea sfigata di questo territorio dalle mille
potenzialità, che è la Tuscia, parla della sfiga che abbiamo dentro. E su quella ognuno può
intervenire, agire, correggere, andare oltre. E qui ritorna il funambolo Andrea Loreni, quello che ci
insegna che “siamo molto di più di quello che pensiamo di essere”. E l’invito che lanciamo con
questo numero è davvero rivolto a tutti, o comunque a tutti quelli che hanno orecchie per intendere.

L’invito a mettersi in gioco, a rischiare. Come rischia chi attraversa il vuoto, anche a 90 metri di
altezza, su una corda tesa. Come rischiano Lucio e Luca Rovati, che abbiamo avuto modo di contattare per un’intervista straordinaria sul futuro dell’Isola Bisentina. Uomini di grande peso che hanno deciso di investire nel Viterbese e quindi lanciare, a loro modo, un segnale. La Primavera, quando si tira fuori questo monogramma viene facilmente in testa il dipinto del Botticelli.

Volendo far girare un po’ i pistoni del cervello sarà facile arrivare all’altra opera straordinaria del
maestro: la Venere. Due dipinti che incarnano il messaggio politico dei Medici, una famiglia che ha
rischiato e ha lasciato un segno imperdibile nel destino di una città esemplare come Firenze. Quei
due quadri sono il testamento politico dei Medici che con quei due lavori indicano la strada,
indicano la fune su cui camminare. La fune della rinascita e la fune della bellezza. Ragionevolmente
anche la Tuscia può farlo, se avesse una classe politica in grado di comprendere prima e indicare poi a tutti la rotta. Serve una grande consapevolezza, la capacità di vedere qualcosa che ancora non c’è o comunque essere portatori di una nuova visione. E qui ritorna Klee: “l’uomo non vede ciò che vede, vede ciò che è”.

Pensiamo a Francesco Bigiotti, sindaco di Bagnoregio. Lui non ha visto Civita per come sempre era stata vista, l’ha vista con gli occhi dell’entusiasmo. L’ha vista con la fame di un amministratore che vuole far crescere il proprio territorio. Ha tracciato una via nuova, dove nessuno ne vedeva una. Un po’ come quando il funambolo Loreni ci racconta che è possibile camminare dove nessuno
camminerebbe, a decine di metri dal suolo. Eppure lì si trova la libertà, il coraggio, la forza che
ognuno di noi ha dentro. Che è la forza di Ludovica Delfino, la forza di Giovanni Bartocci, dei
fratelli Rovati, dell’imprenditore che ha riaperto Schenardi.

Uno spazio importante l’abbiamo riservato alle elezioni comunali che attendono Viterbo per il 10
giugno, con un ballottaggio scontato quindici giorni dopo. L’augurio è che i viterbesi riescano a
comprendere e premiare chi ha le qualità per amministrare, per mediare tra le parti, chi ha visione e riuscirà a indicare la strada. Al tempo stesso il grande augurio che facciamo a Viterbo è che la città
riesca a disarcionare chi non merita: gli arroganti, gli incompetenti, i figli della politica di clientela.
Tutti quelli insomma sterili dal punto di vista dell’operatività e a cui interessa solo una cosa: la
vanagloria del potere e la boria del comando. Fiutateli, stanateli e lasciateli a casa. Con dolcezza,
ma lasciateli a casa. Perché il voto possa rappresentare una visione di città e premiare chi ha
interesse e intenzione di pensare ai viterbesi.

E a proposito di politica vi proponiamo un’intervista a giovani che nella politica hanno visto e
vedono uno strumento d’intervento sui destini di questo territorio. Non perdetela perché potete
trovare delle visioni interessanti e su cui vale la pena fermarsi un momento. Perché di rinascita e di
visioni c’è bisogno. Perché è il momento di seminare, smuovere la terra sotto questo territorio.
Usare come fertilizzante quello che c’è stato ma è da seppellire e andare avanti.

C’è bisogno di credere, di cercare, di sottolineare, di tenere accesa la luce. Di mettere in un lungo
cono d’ombra chi non merita, facendo brillare portatori di nuovi più sani interessi. L’immaginario
collettivo va ricolonizzato, ridefinito. Va messa al centro la bellezza, come bene fa la brava Daniela
Stampatori in un pezzo dove ci racconta casa nostra. Quando l’ho letto ho preso la macchina e sono andato a rivedere quei luoghi. L’ho visti nuovi, diversi. Eppure sono lì da quando ero nato. A
riprova che Klee dice qualcosa di profondamente vero. In una sezione specifica del giornale
abbiamo raccontato tanti eventi in programma nelle prossime settimane, anche questo per sfatare e
superare il vecchio mito che non c’è mai niente da fare. C’è in realtà tanto, tantissimo. Occorrerebbe
sdoppiarsi, o farsi tripli, per poter vivere a pieno delle tante occasioni apparecchiate in tutta la
provincia.

Queste parole che avete appena letto e le storie all’interno del numero di Decarta che vi invitiamo a prendere indisporranno sicuramente qualcuno. Se lo stagno è piatto sono sempre gli stessi ad averne il controllo, o quantomeno a potersi illudere serenamente di averlo. Quando le acque si muovono potrebbe accadere di tutto e magari le certezze vacillare. Di questo certi soloni potrebbero avere dispiacere.

Anche questo è uno dei motivi che ci spinge ad andare avanti con sempre maggiore convinzione e
consapevolezza. Chiudiamo con Johann Wolfang von Goethe: “Un uomo vede nel mondo ciò che egli porta nel cuore”. Badate quindi sempre a cosa c’è dentro di voi.

800 Confartigianato
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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