Uova contro le auto in movimento: follia sulle strade di Viterbo. Tre casi a Cappuccini, Murialdo e Centro Storico
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Il lancio viene attuato da ignoti, fantasmi che colpiscono nell’ombra e poi spariscono nei vicoli o dietro gli angoli delle strade. I tre automobilisti viterbesi finiti nel mirino, fortunatamente, hanno avuto la freddezza dei veterani.

VITERBO – Un uovo sul parabrezza. Lì per lì pensi a uno scherzo stupido, una goliardata fuori tempo massimo. Poi realizzi il rischio, il brivido freddo lungo la schiena, la sbandata evitato per un soffio. Da qualche giorno a Viterbo sta girando una storia strana, di quelle che lasciano l’amaro in bocca e un pizzico di preoccupazione. Un fenomeno inedito, fastidioso e, quel che è peggio, maledettamente pericoloso.

Alla redazione de La Fune sono arrivate tre segnalazioni nel giro di poche ore. Tre storie identiche, fotocopie di un unico disegno demenziale. I luoghi cambiano, coprendo diverse zone del capoluogo: il quartiere dei Cappuccini, il Murialdo, e poi giù, fin dentro il cuore del centro storico. Il copione, invece, è sempre lo stesso. Stai guidando tranquillo, magari stai tornando a casa dopo una giornata di lavoro o stai andando a fare la spesa. All’improvviso, dal nulla, un tonfo sordo sul vetro. Un’esplosione bianca e gialla che si allarga sul parabrezza, azzerando la visuale in un decimo di secondo.

Il lancio viene attuato da ignoti, fantasmi che colpiscono nell’ombra e poi spariscono nei vicoli o dietro gli angoli delle strade. I tre automobilisti viterbesi finiti nel mirino, fortunatamente, hanno avuto la freddezza dei veterani. Dopo un primo momento di inevitabile disorientamento – perché sfidiamo chiunque a non sobbalzare sul sedile –, hanno mantenuto i nervi saldi. Hanno accostato la macchina e hanno ripulito il vetro a mano, straccio alla mano. Soprattutto, hanno avuto l’intuizione decisiva: non attivare i tergicristalli.

Sì, perché l’istinto primordiale di chiunque si trovi il vetro imbrattato è quello di azionare le spazzole e spruzzare l’acqua. Errore che può costare carissimo. L’albume e il tuorlo, impastati con l’acqua del lavavetri, si trasformano istantaneamente in una patina densa, lattiginosa, una specie di colla cieca che i tergicristalli spalmano su tutto il parabrezza. Risultato? Visibilità zero. Buio pesto in pieno giorno o sotto i lampioni.

Ed è qui che la “bravata” si trasforma in qualcosa di potenziale criminale. Se al posto di guidatori esperti ci fossimo trovati di fronte a un automobilista neopatentato, a una persona anziana o semplicemente a qualcuno con i nervi meno saldi, oggi forse staremmo raccontando un’altra cronaca. Parleremmo di una frenata brusca, di un’auto impazzita, di un investimento o di uno scontro frontale. Di incidenti dalle conseguenze potenzialmente gravissime.

Nelle metropoli più violente del Sudamerica, o nei quartieri a strisce degradate delle periferie globali, quella del lancio dell’uovo sul parabrezza è una tecnica di rapina scientifica. Ti costringono a usare i tergicristalli, perdi la visuale, ti fermi nel panico, scendi dall’auto e loro te la portano via. Spesso con le cattive. Difficilmente è questo il motivo alla base degli episodi viterbesi; non siamo (ancora) a quei livelli di criminalità predatoria e la pista del “gioco” cretino resta la più probabile.

Ma questo non toglie un millimetro di gravità alla faccenda. La noia, l’imbecillità di una sera, la ricerca di un brivido a buon mercato sulla pelle degli altri non possono diventare una giustificazione. Lanciare un uovo contro un’auto in movimento non è uno scherzo. È una roulette russa giocata sull’asfalto delle nostre strade. E a Viterbo, francamente, di questi giochi faremmo volentieri a meno.

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Angel porta un messaggio divino fra gli uomini, che non lo capiscono; o lo capiscono troppo tardi. Non lo hanno capito neppure a Radio1 Plot Machine…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Un uomo che ha capito che tutto il successo del mondo non vale quanto la possibilità di riposare all'ombra di un castagno che hai piantato con le tue mani.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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