"Uno skatepark per Viterbo", l'appello di alcuni ragazzi che mette a nudo i buchi neri del capoluogo
“Uno skatepark per Viterbo”, l’appello di alcuni ragazzi che mette a nudo i buchi neri del capoluogo
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VITERBO - Questi giovani tagliano l'erba da soli e ripuliscono dai rifiuti l'area sempre rimboccandosi le mani. Anzi, segnaliamo ai consiglieri comunali, di verificare se c'è qualcuno che da appalto prende dei soldi per fare (quindi non fare) il lavoro che sono costretti a svolgere questi ragazzi per poter utilizzare l'area. Perché sarebbe davvero imbarazzante.

VITERBO – Uno skatepark per Viterbo, questa la richiesta di un bel gruppo di ragazzi della città. Ne hanno già uno in realtà, interamente costruito di fortuna da loro stessi. Stanno tutti dentro a un’avventura che va sotto il nome di ‘Daje er gas’. Di cosa si tratta? “Di un motto di chi vuole cambiare le cose, cercando di fare conoscere la cultura dello skatebord e di mettere in evidenza che Viterbo non ha uno skatepark”, spiegano.

Li trovi stabilmente, col sole e con la pioggia, nel quartiere Barco. Hanno ridato vita a uno dei tanti parchetti abbandonati a incuria e degrado da Palazzo dei Priori. Non è questione di Arena, Michelini, Marini. Tutte le amministrazioni non hanno mai avuto una politica vera ed efficace di gestione del verde e degli spazi pubblici. Tanta apparenza, poca sostanza, zero idee e solo triste banale ordinaria amministrazione da quattro soldi.

Questi giovani tagliano l’erba da soli e ripuliscono dai rifiuti l’area sempre rimboccandosi le mani. Anzi, segnaliamo ai consiglieri comunali, di verificare se c’è qualcuno che da appalto prende dei soldi per fare (quindi non fare) il lavoro che sono costretti a svolgere questi ragazzi per poter utilizzare l’area. Perché sarebbe davvero imbarazzante.

Lì al Barco lo skatepark se lo sono inventando. L’hanno sognato tanto e poi si sono attrezzati per farne uno di fortuna. Intorno a quelle strutture ha preso corpo un bel movimento e c’è ora un bel coro che chiede a chi amministra la città di realizzare un’area giusta per praticare questo sport. A onor del vero esisteva tanti anni fa, negli anni Novanta. Probabilmente questo quelli di ‘Daje er gas’ nemmeno lo sanno, per questioni anagrafiche. Era al Parco Robinson (Pilastro), esperienza naufragata. 

Dal coro emerge la voce di Edoardo Porroni che ha capito una cosa importante: se vuoi ottenere qualcosa devi fare rumore. Tutto il gruppo di skaters ha sviluppato questa consapevolezza e hanno bussato alla redazione de La Fune che ha deciso di sostenere con forza la loro richiesta. Perché questi ragazzi meritano uno skatepark e, a differenza di quello che la politica tende a raccontare, i soldi ci sono. Tanti. Il problema è che se guardi bene le carte, tutte, trovi troppi sprechi. 

Ecco l’appello di Edoardo Porroni: “Difficile che io mi esponga così tanto, mettendomi in mostra; da ragazzo ho sofferto L’essere diverso, sia nel confronto con le persone, sia nel confronto con il contesto/società, in cui sono cresciuto. Sono sempre sembrato un alieno per tutti, giudicato, emarginato, deriso.

Proprio questo mi ha spinto a coltivare qualcosa che nessuno sapeva fare, trasformatosi poi in passione. Lo Skateboard non era comune nella mia città, non c’era un vero punto di riferimento tipo un parco Skateboard.
Non c’erano telefoni, giornali o skater con cui potersi confrontare.

Nel corso del tempo skatando i sampietrini di questa città ho impareto a credere in me stesso, a portare a termine un obiettivo ben preciso come vivere la vita. Ci vuole coraggio per essere se stessi. Invece più facile restare fermi a guardare e giudicare. Dato che nessuno fa mai niente per cambiare questo fase di stallo popolare, eccomi di nuovo qua, a rompere le scatole facendo un appello alla città di Viterbo, rivolta a chiunque, denunciando questa
situazione di menefreghismo totale da parte del viterbese.

I ragazzi non trovando alternative a sport e ripiegano in abusi di ogni genere, compreso stare molte ore al telefono e questo e’ un vero peccato. A Viterbo Manca un punto di riferimento, come un skatepark. Un’area per radunare giovani in un posto sicuro dove poter coltivare i rapporti umani,dette anche “relazioni” (tramite lo sport).

Una città come Viterbo merita un Parco Skateboard pubblico. Il Barco Murialdina è una “pista di pattinaggio”
costruita molti anni fa di proprietà del Comune, lasciata al proprio destino da molto tempo, senza secchi, senza una fontanella, delle luci, con l’erba alta come le persone.

Basterebbe un piccolo contributo da parte di tutti, provvedere a fare dei “primi piccoli interventi” di riqualifica
per essere tutti più sereni e ridare vita a una pista da pattinaggio, frequentata da moltissimi giovani e non solo. Chiedo il Supporto di tutti. Persone,associazioni, ditte, per donare a questi ragazzi un’alternativa. Più semplice di così”.

 

 

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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