Università Tor Vergata, a Gigi Proietti il titolo di professore emerito honoris causa
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ROMA – L’attore, amatissimo dagli italiani, ha reso famosa Viterbo interpretando la fortunata serie televisiva “Il Maresciallo Rocca”. Le motivazioni del conferimento del titolo: "Costantemente attento a coniugare la ricerca artistica con la tradizione".

ROMA – “Costantemente attento a coniugare, grazie anche alla sua straordinaria poliedricità attoriale, la ricerca artistica con la tradizione, Gigi Proietti è una delle personalità della scena italiana che ha accompagnato almeno tre generazioni di spettatori attraversando e caratterizzando con le sue performance cinquant’anni della storia artistica e sociale dell’Italia”.

Queste le motivazioni, con cui l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” ha conferito a Gigi Proietti il titolo di distinguished professor, professore emerito honoris causa, durante la cerimonia tenutasi presso l’auditorium “Ennio Morricone” della Macro area di Lettere e Filosofia.

“Direttore artistico – si legge ancora nella motivazione -, regista, insegnante di teatro, nella sua carriera artistica riesce a mostrarsi insieme, appassionatamente radicato al suo territorio, eppur attento ad istituire con accortezza dinamiche di sprovincializzazione. Proietti diventa così, in anni difficili da questo punto di vista, una parte importante, ma soprattutto virtuosa, della storia della città di Roma, in un tenace tentativo di mantenere in dialogo fra loro le componenti sociali e culturali di un insieme culturale che si stava e forse si sta ancora disgregando”.

Attore di teatro e di cinema, regista teatrale, doppiatore e cantante, Proietti è uno fra gli artisti più amati ed eclettici del panorama italiano degli ultimi cinquant’anni. 

“I nostri studenti  – spiega Giuseppe Novelli, rettore dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata – sono protagonisti di un percorso multidisciplinare, con grandi elementi di novità. Il conferimento di titoli onorifici a professionisti, in ogni campo, del nostro tempo, è espressione dell’apertura dell’ateneo alla società. I non-accademici che incontrano i giovani, quali ad esempio grandi artisti, scrittori, capitani di industria, che si raccontano e raccontano il proprio percorso hanno il grande merito di contaminare positivamente gli adulti di domani. Perché ai nostri studenti è richiesto di studiare il passato, disegnare il futuro e nutrirsi di presente. Anche questo è il significato del concetto di terza missione: università che si aprono, attraggono, trasmettono”.

Gigi Proietti nasce a Roma il 2 novembre 1940, in via Giulia, nel cuore della città. Una città della quale vive nel corso degli anni le trasformazioni, i drammi, nonché la straordinaria capacità di rinnovamento, di recupero.

Una città che gli somiglia come una madre somiglia al proprio figlio. Una città mai rinnegata, di cui continua a rappresentare gli umori e la memoria. Se la teatralità è anche espressione di un territorio, Gigi Proietti è una delle incarnazioni più compiute della teatralità. 

Nei primissimi anni, nell’immediato dopoguerra con la famiglia si trasferisce in diversi quartieri. Dapprima vicino al Colosseo, poi al Tufello, poi all’Alberone. Il suo apprendistato umano avviene tra la scuola, la famiglia, la parrocchia. All’epoca l’oratorio è luogo di aggregazione per eccellenza. Proprio qui rivela un istinto verso il gioco della rappresentazione. Insieme ad una non comune predisposizione alla musica. 

Parallelamente all’impegno nel teatro e nella lirica, Proietti è anche spesso attore cinematografico (Nastro d’argento al migliore attore protagonista, per Febbre da cavallo nel 2003), doppiatore (Nastro d’argento al migliore doppiaggio maschile per la voce di Robert de Niro in Casinò nel 1997 e Leggio d’oro alla carriera nel 2006) e attore in molti sceneggiati televisivi (oltre al famoso Maresciallo Rocca, il Don Chisciotte di Carlo Quartucci, fra le più interessanti sperimentazioni televisive degli anni sessanta). 

Nel 1991, su proposta della presidenza del consiglio dei ministri, viene insignito dell’onorificenza di commendatore ordine al merito della Repubblica Italiana.

 

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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