Unitus: una nuova metodica per tracciare Xylella fastidiosa
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VITERBO - Grazie alla collaborazione tra il gruppo di patologia vegetale del Dipartimento di Scienze Agrarie e Forestali e l’Istituto Agronomico Mediterraneo.

VITERBO – E’ noto ormai che la  Xylella fastidiosa, il patogeno batterico che, dal 2013, sta decimando i maestosi ulivi pugliesi.

La comunità scientifica in questi anni ha compiuto enormi sforzi per comprendere meglio questo patogeno e cercare di contenerlo. Ad esempio, diversi studi genetici hanno chiarito che a colpire tanto violentemente l’olivo è una sottospecie del batterio, denominata pauca, e che all’origine del problema c’è stata l’importazione di materiale vegetale infetto, diverso dall’ulivo, presumibilmente dal centro America.

Questo salto di specie non deve stupire, visto che tra le tante armi a disposizione del patogeno c’è la capacità di colonizzare moltissime specie vegetali, coltivate e spontanee, a volte senza nemmeno indurre i sintomi della malattia. Un passo avanti negli “strumenti” a disposizione della comunità scientifica per affrontare questo nemico è stato pubblicato nei giorni scorsi sulla prestigiosa rivista Scientific Reports del gruppo Nature.

Infatti, la collaborazione tra il gruppo di patologia vegetale del Dipartimento di Scienze Agrarie e Forestali dell’Università degli Studi della Tuscia e l’Istituto Agronomico Mediterraneo (CIHEAM) di Bari, coordinata dai professori Angelo Mazzaglia e Giorgio Balestra, ha portato alla definizione di una metodica molecolare che consente di distinguere e riconoscere individui geneticamente molto simili tra loro, come sono quelli appartenenti alla stessa sottospecie pauca.

Partendo dall’analisi comparativa di diversi genomi del patogeno si è giunti all’identificazione di alcune regioni specifiche, dette tandem repeats, che per la loro alta variabilità permettono di caratterizzare e riconoscere popolazioni diverse del batterio.

“È un po’ quello che si fa nei telefilm polizieschi in cui si riconosce l’assassino sulla base del suo DnaA – dice il professor Mazzaglia, – allo stesso modo, con questo metodo possiamo riconoscere le varianti del batterio, tracciarne i movimenti sul territorio e capire come la situazione evolve nel tempo.

I batteri, infatti, si riproducono molto velocemente e per questo sono capaci di adattarsi efficacemente e rapidamente a nuove situazioni ambientali. Oggi, a 7 anni dalla sua apparizione nel Salento, non è improbabile che si siano evolute popolazioni di Xylella fastidiosa diversificate tra aree geografiche diverse o, addirittura, specializzate per colonizzare l’olivo. Comprendere questi cambiamenti è fondamentale per rendere sempre più efficace la lotta a questa pericolosa epidemia.”

 

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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