Unitus, prime lauree per gli allievi di conservazione e restauro
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VITERBO - Le laureande sono Sarah Barreca, Maria Rosaria Caira, Ilaria Cavaterra, Alessia Fusco, Francesca Groppi e Fabiola Vitali.

VITERBO – Stamattina nel blocco F del campus di Riello, dove sono ubicati le aule e i laboratori del corso di laurea magistrale in conservazione e restauro dell’ateneo della Tuscia, conseguiranno il diploma di laurea e l’abilitazione alla professione di restauratore di beni culturali i primi allievi del corso.

La seduta si svolgerà secondo la modalità mista, parte in presenza e parte da remoto, in conformità alla Fase 2 dell’emergenza Covid-19. Le laureande sono Sarah Barreca, Maria Rosaria Caira, Ilaria Cavaterra, Alessia Fusco, Francesca Groppi e Fabiola Vitali.

I titoli delle tesi rinviano al territorio della Tuscia, implicato nella ricca varietà della sua produzione artistica, dai dipinti su tavola alle sculture lignee, dalle pitture murali alle pavimentazioni in opus sectile. Tre interventi hanno riguardato il patrimonio di Orte: il restauro della tavola di Gabriele di Francesco, anta di un trittico conservata nel museo d’arte sacra, quello dell’eccellente Crocifisso ligneo maitanesco ritrovato nel museo delle confraternite riunite, la porzione di pittura murale raffigurante Muzio Scevola e Porsenna presente nella sala del Cardinale Nuzzi situata al piano nobile del palazzo, oggi sede del comune. Quest’ultimo contesto vede attivo un intervento di restauro che prefigura la restituzione dell’intero ambiente.

Il caso della scultura di matrice devozionale raffigurante SantʼAntonio Abate del Museo Colle Duomo di Viterbo ha costituito poi un’occasione per sperimentare l’insolita soluzione del sughero riciclato, funzionale al risanamento ligneo e allo sviluppo di uno stucco green. Mentre il sito archeologico di Poggio Moscini a Bolsena ha stimolato l’intervento di recupero del pavimento dell’ambiente della Domus del Ninfeo, affrontato nella sua globalità, dallo studio della tecnica esecutiva alle problematiche di manutenzione.

Restauratori, archeologi, storici dell’arte, diagnosti, in qualità di docenti dell’ateneo o di studiosi provenienti dalle Soprintendenze, dagli enti di ricerca preposti o da società private del settore si sono impegnati a sostenere il percorso dei candidati esito di una combinazione tra discipline umanistiche e scientifiche che connotano la fisionomia del restauratore così come si è andata profilando nel dibattito culturale e nel quadro istituzionale italiano.

Al comune e alla direzione del museo di arte sacra di Orte, alle diocesi di Viterbo e di Civita Castellana, alla direzione del museo del Colle del Duomo viterbese saranno presto restituite le opere di appartenenza il cui restauro, grazie anche al sostegno sempre attivo della Fondazione Carivit, è stato concluso nella consapevolezza di aver formato giovani allievi promettenti e insieme di aver reso un prezioso servizio al territorio.

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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