Un'idea per far rinascere il borgo di Roccalvecce, puntando su alchimia e visite in notturna
Roccalvecce
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VITERBO - A presentare la prospettiva il titolare del Castello Costaguti Giovangiorgio Afan de Rivera, insieme all’ideatore della progettazione Alessio Patalocco e a uno dei fondatori di ArcheoAres Gianpaolo Serone.

VITERBO – Si è svolta oggi nello spazio attivo di “Lazio Innova” la presentazione del progetto ‘Roccalvecce: il borgo alchemico’, un’idea innovativa per la riqualificazione del borgo medievale. 

A presentare la prospettiva il titolare del Castello Costaguti Giovangiorgio Afan de Rivera, insieme all’ideatore della progettazione Alessio Patalocco e a uno dei fondatori di ArcheoAres Gianpaolo Serone.

Il progetto, presentato e realizzato dall’architetto Patalocco, mira a dare un volto nuovo al borgo di Roccalvecce, da diverso tempo vittima dello spopolamento e dell’incuria. L’obbiettivo è quello di fare del borgo un “talismano” – come lo definisce l’architetto – attraverso interventi di arredo urbano che ricordino i quattro elementi: acqua, fuoco, terra e aria. 

Questi sarebbero rappresentati da un sistema di luci posizionate sul suolo urbano con forma e colore diverso a seconda dell’elemento rappresentato. L’idea è quella di suddividere il borgo in quattro aree, ognuna delle quali corrispondente ad uno dei quattro elementi. Il progetto punta a creare una serie di percorsi suggestivi a partire da ognuna delle quattro aree, fino ad arrivare alla “quinta essenza”: Piazza Umberto I, il cuore del borgo e quindi la fine del percorso.

L’obbiettivo è quello di rendere Roccalvecce un’attrazione turistica visitabile di giorno ma soprattutto di notte, dove sarà possibile ammirare tutta la suggestività del borgo attraverso i percorsi ideati dall’architetto.

A breve il progetto sarà depositato al Comune di Viterbo, il costo di realizzazione degli interventi necessari si aggira intorno ai 300 mila euro e l’intento è quello di raccogliere finanziamenti sia pubblici che privati che consentano la realizzazione dell’opera.

 

Gli Stati Generali La Fune
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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