Under 30 - Stefania Procaccini, romana innamorata dell'Unitus
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Nascere a Roma, avere a disposizione un pezzo significativo di mondo e decidere di trasferirsi a vivere e studiare a Viterbo. La prospettiva di una 25enne ragazza romana per capire meglio cosa rappresenta il territorio della Tuscia e il suo capoluogo.

La Viterbo under 30 è anche quella degli studenti universitari, anche quelli che magari viterbesi non sono. Così siamo andati a intervistare Stefania Procaccini, 25 anni, studentessa universitaria proveniente dalla capitale. Questo per capire cosa scatta nella mente di un ragazzo che vive a Roma per venire a studiare in una città di provincia.

Cosa ha portato una ragazza proveniente da una realtà come Roma a studiare a Viterbo?

“Per cominciare a me piaceva già da prima la storia della città di Viterbo, che ebbi modo di studiare ai tempi del liceo. Strano vero? In effetti è così, di questa città se ne parla moltissimo. E oltre che per la sua millenaria storia sono qui anche per l’Università della Tuscia dove infatti frequento Biologia”.

Facci capire, tra la storica Sapienza, Roma Tre e via dicendo quale è stata la vera motivazione della scelta di Viterbo?

“Il primo motivo di scelta è venuto fuori facendo un paragone sulla diversa tranquillità di vita che offrono i due luoghi. Roma è eccessivamente caotica e questo, fidatevi, vuol dire parecchio. Poi, in secondo luogo, la scelta è stata presa anche per il nome dell’Università della Tuscia che, e questo a volte mi sorprende quando ne parlo con i cittadini di Viterbo che appaiono meravigliati, è considerata tra i primi atenei in Italia e se ne parla molto”.

Stai a Viterbo da alcuni anni, quale differenze noti tra la città e la capitale?

“La prima che ho citato è la non confusione che si respira a Roma. La seconda invece è che mentre dalle mie zone non ci si conosce tutti qua sanno “vita, morte e miracoli”, fatto che non mi dà tanto fastidio se non è eccessivo . In verità non capisco quando mi dicono che a Viterbo sono chiusi e ottusi. Per quanto mi riguarda mi sono ambientata subito e negli anni ho stretto molte amicizia, di più rispetto alla mia città d’origine e questo è tutto dire”.

Cosa pensi della città e della sua vita notturna?

“Viterbo è bellissima e a pensare che qua è nato il Conclave e che per 100 anni è stato centro delle potenze europee nel Medioevo ti fa rabbrividire. Stupenda in tutto. Secondo me ci stanno molte alternative, soprattutto il fine settimana e dispiace che con tante iniziative del tipo culturale, ludico, religioso e di divertimento si sente spesso dire in giro che non c’è niente”

Per concludere, quali sono le tue paure o le tue preoccupazioni in visione del tuo futuro?

“Più che paure credo ansie vista la situazione attuale in tutta Italia ma non bisogna perdersi
d’animo e anche con i mal di pancia si deve andare dritti per la propria strada seguendo i propri principi. Invito tutti i giovani a farlo e a farci valere”.

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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