
Intervista ai Dear Jack, gruppo tra i più amati del momento. Siamo andati a incontrarli mentre preparano il concerto del 14 maggio a Soriano nel Cimino, proprio in quella Tuscia che ha visto crescere tre componenti su cinque della band.
Come vi sentite con tutti gli impegni in corso?
“Ci sentiamo carichi! Sempre più affamati di musica e con questo tour gireremo molto in tutta Italia, portando il nostro ultimo album ‘Mezzo Respiro’ in una versione completamente live e con tante sorprese musicali. Sabato 28 maggio saremo all’Atlantico di Roma, mentre tutte le altre date sono in continuo aggiornamento sui nostri social”.
Sabato 14 Maggio per la prima volta andrete in scena per il vostro tour nella Tuscia e più precisamente a Soriano. Alcuni di voi provengono proprio da questo territorio, come ci si sente a suonare a casa? Quali emozioni provate?
“Per noi è un vero onore e non c’è cosa più bella che suonare a casa. Nella provincia dove si è cresciuti e che ha visto prendere forma la nostra passione. Per quanto siamo in tre a essere “made in Tuscia” ormai anche gli altri (rispettivamente uno di Pescara e uno di Vicenza) hanno messo radici nel Viterbese in quanto siamo sempre qui a provare, suonare, scrivere e passare del tempo insieme”.
Amici di Maria De Filippi, Sanremo e tour 2016, quali altri sogni avete nel cassetto?
“Quello di tenerci stretto questo piccolo spazio che ci siamo presi nell’immenso e imprevedibile mondo della musica, continuando a scrivere e fare della nostra passione la nostra vita. Ah, sogniamo anche di vincere un Oscar (ridono n.d.r.)”.
Quali sono nella vostra vite le più grandi paure?
“Il perdere la fame. Perdere la creatività e la fantasia, la voglia di continuare a crescere e lottare per quello in cui si crede.
L’unico modo per non perderla è essere sempre curiosi, di tutto”.
Per finire e per ringraziarvi in anticipo per la vostra disponibilità, quale è il vostro motto prima di ogni tour?
“Diciamo che il nostro è un motto che varia a seconda dell’esibizione che dobbiamo fare e non credo possa essere pubblicato.
Ci piace improvvisarlo ogni volta anche se la cosa che resta sempre uguale è il gridarlo insieme stringendoci le mani e poi insultarci a vicenda”.


















