Una sfida per Frontini: risolvere la sindrome del capoluogo mancato
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VITERBO - Un capoluogo che da decenni non fa più il capoluogo, con danno per se stesso e per l'intera provincia. La città dei papi ha smesso da tempo di svolgere una funzione trainante sul territorio e di questa mancanza si vedono le conseguenze. 

VITERBO – Un capoluogo che da decenni non fa più il capoluogo, con danno per se stesso e per l’intera provincia. La città dei papi ha smesso da tempo di svolgere una funzione trainante sul territorio e di questa mancanza si vedono le conseguenze. 

Sarà questo uno dei banchi di prova più significativi per il nuovo sindaco Chiara Frontini, se vuole dare sostanza alla sua promessa di cambiamento. Viterbo deve recuperare una centralità provinciale nello sviluppo turistico del territorio. E ha bisogno di un progetto, di un piano di gestione, di un marketing territoriale tecnicamente costruito bene. 

Tante le azioni raffazzonate che si sono accavallate negli anni, producendo scarsi risultati e a volte risultando anche controproducente. C’è bisogno di un’organizzazione, pianificazione e di tanto lavoro vero. Manca all’appello anche una centralità culturale. Il capoluogo non ha da tantissimo tempo una centralità culturale reale, in grado di caratterizzare e ispirare guidando gli altri comuni dell’area. Eppure nel capoluogo vivono diversi professionisti che hanno saputo affermarsi su scenari nazionali e internazionali. 

Manca una primazia dei servizi, del decoro urbano, della cura del verde e delle politiche per i bambini e i ragazzi. Se il capoluogo ha un livello basso e da straprovincia allora tutto il Viterbese ripiega su se stesso. Se Chiara Frontini riuscirà a fare un lavoro su questo allora sarà data un’inversione di marcia sulle cose preziosissima. 

Come giornale del territorio La Fune vuole mettere questo tema sul tavolo del nuovo sindaco, sperando di stimolare un giusto ragionamento finalizzato a cambiare in meglio le cose.

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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