Una rilettura della parabola dei talenti
Francesco Mattioli
800 Confartigianato
Abbiamo immaginato una città "benedetta" dalla natura e dagli uomini. Carica di potenzialità. Chissà se esiste davvero.

di Francesco Mattioli

Immaginiamo una città di circa sessantamila abitanti; abbastanza piccola da non essere alienante, abbastanza grande da possedere tutti i comfort essenziali per una convivenza urbana progredita.

Immaginiamo che questa città abbia un centro storico medievale del ‘200 integro, con eleganti palazzi e palazzetti che da soli sarebbero già delle icone; e una lunga cinta muraria dello stesso periodo pressoché intatta.

Immaginiamo che sia arricchita da una villa rinascimentale di particolare interesse artistico e paesaggistico. Immaginiamo che questa città possieda diversi centri termali molto attraenti per relax, spa e cure.

Immaginiamo che la città esibisca a settembre un evento della tradizione religiosa popolare altamente spettacolare e irripetibile, patrimonio Unesco. Immaginiamo che, a distanza rispettivamente di 19 o 10 km, abbia due laghi vulcanici di incomparabile bellezza e di importante tradizione storica.

Immaginiamo che a 7 km abbia una speciale faggeta a mille metri d’altezza, patrimonio Unesco.
Immaginiamo che a mezz’ora d’auto abbia il mare, ben attrezzato, dominato da un antico centro
medievale.

Immaginiamo che nei suoi dintorni, nel raggio di circa trenta chilometri, vi siano piccoli centri di grande interesse storico, architettonico, paesaggistico, religioso e altre ville rinascimentali, suggestive città e necropoli etrusche tra le più importanti al mondo e antichi centri d’epoca romana.

Immaginiamo inoltre che nel territorio vi siano grandi risorse per il comparto enogastronomico: olio DOP e vino IGP, nocciole DOP, produzione di ortaggi e cereali di alta qualità. Immaginiamo che questa città sia raggiungibile da est e da ovest mediante superstrade a quattro corsie direttamente collegate alle maggiori arterie nazionali ed europee che corrono da nord e sud del Paese. Immaginiamo che a un’ora e mezza d’auto si trovi un aeroporto internazionale.

Immaginiamo che, pur non avendo collegamenti ferroviari diretti efficienti, a trenta chilometri dalla città si trovi uno snodo ferroviario servito dall’Alta Velocità e collegato alla città da superstrada. Immaginiamo che a mezz’ora d’auto (sempre con collegamento superstradale) si trovi un porto internazionale.

Immaginiamo che ad un’ora di auto vi sia la possibilità di visitare, senza impegnarsi in una complicata residenzialità, la Capitale del Paese, centro storico, politico, economico, culturale, turistico, artistico di primaria importanza mondiale.

Che ne dite? Sarebbe un centro, un polo turistico, culturale ed economico di valore? Di caratura nazionale e internazionale? Avrebbe nulla da invidiare ai maggiori centri turistici e culturali? Provate a cercare questa città e, se la trovate, verificate se sta sfruttando al meglio il bendiddio che la Natura e gli Uomini le hanno concesso.

Se lo fa, correte immediatamente a visitarla, e trattenetevi almeno una settimana, intensa di impegni, scoperte e piaceri dell’anima e del corpo. Se non lo fa, gridate all’ignobile delitto delle occasioni sprecate.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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