Una nuova vita per la Biblioteca degli Ardenti, il commissario Pelliccia la racconta
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VITERBO - Lavori in corso a Palazzo Santoro, sede della storica Biblioteca degli Ardenti. Sono in corso, con fondi regionali e il supporto del Comune di Viterbo, lavori di sistemazione e miglioramento della fruibilità dell'edificio.

VITERBO – Lavori in corso a Palazzo Santoro, sede della storica Biblioteca degli Ardenti. Sono in corso, con fondi regionali e il supporto del Comune di Viterbo, lavori di sistemazione e miglioramento della fruibilità dell’edificio. Così come interventi di sistemazione, tutela e valorizzazione del patrimonio librario. A raccontare quanto sta accadendo il commissario del Consorzio Biblioteche Paolo Pelliccia.

“A una settimana della riapertura dei servizi di prestito della Biblioteca Consorziale mi preme comunicarvi alcune informazioni aggiuntive – così Pelliccia -. Come avrete infatti avuto modo di leggere, la ripresa del servizio di prestito è limitata alla sola sede di Viale Trento, mentre si proroga ancora la chiusura della Biblioteca Comunale degli Ardenti in Piazza Verdi. Si tratta di un obiettivo al quale abbiamo lavorato durante questi mesi di chiusura, e per il quale mi sento di ringraziare i dipendenti, i collaboratori e tutti i finanziatori che con generosità ci prestano costantemente il loro aiuto.

Si tratta di una situazione affatto diversa quella che interessa le due sedi, e la chiusura degli Ardenti ha motivazioni completamente differenti dalla sola emergenza sanitaria. La sede che ospita la Biblioteca degli Ardenti è infatti interessata da un finanziamento della Regione Lazio teso a risolvere alcuni annosi problemi che affliggono Palazzo Santoro. Si tratta di problemi che andranno risolti nel più breve tempo, e stiamo lavorando incessantemente, spalleggiati in questa non facile operazione dalla fattiva collaborazione del Comune di Viterbo, affinché la riapertura possa essere il più celere possibile. Ma l’ingenza dei lavori, le problematiche connesse, il dovere e il voler tutelare accuratamente il patrimonio storico ci impongono di lavorare bene, con attenzione e lungimiranza, anche se questo, purtroppo, rappresenta un problema e una privazione per la collettività.

Si tratta di ripensare integralmente la sede di una biblioteca rimasta come cristallizzata al Dopoguerra.

Bisogna progettare e istallare l’ascensore, la cui assenza rappresenta una mancanza inaccettabile per una biblioteca moderna, che vogliamo ed è doveroso che sia accessibile a tutti. Si tratta di un obiettivo solo apparentemente di semplice realizzazione, inseguito per lunghi anni, e per il quale mi sono speso in prima persona senza lesinare impegno, con il fine unico di permettere l’accesso in maniera semplice ad anziani, e disabili – categoria quest’ultima alla quale anche il sottoscritto appartiene. Un obiettivo questo di semplice civiltà e doveroso servizio alla comunità che ora sembra a portata di mano. Allo stesso modo anche l’intero impianto elettrico deve essere messo a norma, e i servizi igienici integralmente rifatti. Come se non bastasse, si aggiunge a questo quadro di lavori già ingenti anche l’assoluta necessità di intervenire sul sistema di riscaldamento, staccato da più anni, che era ancora alimentato da una grande bombola di gasolio sottostante l’edificio: un rischio impensabile non solo per il patrimonio storico della Biblioteca, ma anche per la sicurezza del personale e della cittadinanza stessa.

Fin qui i problemi di tipo “immobiliare”, ma i problemi che stiamo affrontando riguardano anche e soprattutto la tutela della Biblioteca, del suo patrimonio librario, storico e archivistico. Stiamo mettendo in atto una campagna senza precedenti di spolveratura dei libri, di re-inventariazione e revisione di intere collezioni, di riscontro di eventuali lacune e la programmazione di interventi di restauro. L’intero archivio comunale è stato di fatto salvato, ospitato com’era in ambienti poco adatti alla sua conservazione, e ricollocato in una stanza che possa permetterne lo studio e insieme la salvaguardia. Si tratta di lavori faticosi, difficili, e per i quali è necessario non solo tutto il nostro amore per questo impareggiabile patrimonio storico, ma anche dedizione continua e lungimiranza. Non vogliamo lavorare solo per sanare una situazione contingente, ma al contrario, stiamo lavorando affinché la biblioteca possa essere risanata e pronta per una nuova e duratura fruizione.

Ci rendiamo conto che la chiusura degli Ardenti comporta dei problemi agli utenti e agli studiosi, ma ci troviamo a dover affrontare un dilemma che per molti anni non si è voluto affrontare: continuare la consultazione oggi o salvare davvero la biblioteca e il suo patrimonio storico? Fino a questo momento si è cercato di tutelare l’oggi a sfavore del domani, noi vogliamo invertire questa tendenza e dare materialmente la prospettiva di poter avere domani una biblioteca accogliente, che custodisca degnamente il suo patrimonio storico e che sia veramente la casa di tutta la Comunità cittadina.

In questa operazione siamo spalleggiati dall’Amministrazione Comunale, che non possiamo che ringraziare, ma anche dalla Regione, che ci ha dato fiducia con il finanziamento di cui sopra, del quale, come nostra abitudine faremo il miglior uso possibile, nella più totale trasparenza. Chiediamo però anche a voi utenti di supportarci in questo momento di duro lavoro, volendo sposare la nostra visione di una biblioteca rinnovata, di una biblioteca che possa rinascere dall’abbandono e proiettarsi in un futuro luminoso.

Un’ultima annotazione: sin da quando assunsi l’incarico di Commissario Straordinario della Biblioteca Consorziale di Viterbo, il principale obiettivo a lungo termine è sempre stato quello di riunire in un’unica sede le due biblioteche cittadine, un obiettivo che non è affatto tramontato, ma che ha subito alcuni inciampi non dipesi però dal mio e dall’impegno della Biblioteca tutta. Stiamo continuando a lavorare su questa linea e mi sento di poter dire che – con un pizzico di ottimismo – quello della sede unica è oggi un obiettivo più realizzabile e più a portata di mano di quanto non lo sia stato ieri”.

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