

(Foto Maurizio Di Giovancarlo) VITERBO – Buongiorno Viterbo. Eccola. La notte di Rosa. La notte di Luigi e di tutti quelli che sono con lui. Quella di Massimo che abbraccia i suoi ragazzi con gli occhi. La notte che si è fatta giorno e poi di nuovo buia tra i fogli di giornale e gli asciugamani di chi ha vegliato per prendere i posti migliori. La notte di chi la veglia l’ha fatta per portare a casa uno dei 200 biglietti riservati ai viterbesi e di chi dalla mezzanotte di qualche giorno fa ha intasato il sito di Archeoares per trovare una sedia.
La notte di chi rimarrà a casa perché non ce la fa più ad andare tra la gente ad aspettare di vedere la Macchina uscire tra le teste e le spalle. La notte degli studenti fuori sede, che sono dovuti partire per dare l’esame di settembre. Di chi lavora altrove. Di chi sta in un’altra città ma al momento del “sollevate e fermi” sente qualcosa dentro che tira su anche lui. Nonostante migliaia di chilometri di terra, mare, cielo che lo separano da quel piccolo puntino di mondo che sobbalzerà a San Sisto.
Benvenuti nelle ore nuove e sempre esistite. Nei minuti che pesano otto secoli. Nel tempo che sta per diventare altro, perché quello che ci aspetta davanti è un sogno. Il sogno di Raffaele che, con la matita e tutte le diavolerie della tecnica, ha dato forma alla bellezza ancora una volta. Quello di Nello, che la bellezza ci ha insegnato a difenderla e a chiamarla Sodalizio. Il sogno di Vincenzo, di Mirko e quest’anno ancora con più profondità di Alessio. I nostri cari costruttori di Macchine. Il sogno di Cristina, che neanche dorme quando arriva il tre settembre. E che fu il sogno di Alessandra. Una catena infinita fatta di bambini che salgono sulle spalle dei padri, di madri che stringono i fazzoletti bianchi ai loro figli diventati cavalieri, di mani che battono, di sorrisi e lacrime.
Questa notte, come sempre quando arriva quella sera del tre, è la sera della speranza. Speri sempre quando vedi la Macchina passare che la tua vita possa diventare più grande e che questa sorte di grandezza spetti alla tua città. Quando vedi la Macchina lo speri perché la Macchina è testimone della possibilità. La Macchina ti insegna. Non c’è Trasporto senza rispetto, senza serietà, senza umiltà, senza fatica, senza metodo. Ogni Trasporto è pedagogia della mente e dell’anima. Toccheremo ancora quella possibilità per una notte. Poi ognuno ne farà quello che vorrà, o più banalmente quello che ne riuscirà a fare. Dentro quei minuti in cui la Macchina sarà dentro ognuno che la incontrerà quel qualcuno potrà dire “anche io sono un leone”. Buon Trasporto.
















