
Una folla incredibile per la Minimacchina del Centro Storico. In tantissimi hanno voluto essere presenti per il cinquantesimo Trasporto. Luce di Rosa ha saputo premiare le aspettative, regalando l’incanto. E’ la 23esima Minimacchina a essere portata a spalla dai facchini, eredi di una tradizione nata mezzo secolo fa dalla volontà di un gruppo di ragazzi di emulare il gesto di fede che ogni anno si compie la sera del tre settembre.
Questo nuovo modello nasce da un’idea di Lucio Laureti e dell’architetto Mario Todini, a cui va soprattutto il merito di aver creato un gruppo di lavoro affiatato. Successivamente in fase di ideazione si sono affiancati l’architetto Nastassia Andreani, curatrice del design, l’architetto Alessandro Piccini, che ha realizzato i primi rendering, e il dottor Luca Occhialini per la modellazione della struttura e stampa in 3D di alcuni pezzi. La realizzazione si è svolta all’interno del capannone della Mastro srl dei fratelli Mancinelli, ditta specializzata nella lavorazione del polistirolo.
Tra gli aspetti più innovativi ci sono gli angeli, realizzati con la stampa 3D in acido polilattico, e un attuatore ad aria compressa inserito nel traliccio, che ha consentito in alcuni punti alla statua della Santa di alzarsi di 60 centimetri. Una soluzione nata per aggirare l’ostacolo di cavi elettrici e l’impedimento architettonico dell’arco di via Mazzini, che hanno da sempre reso impossibile andare oltre una certa altezza.
Duecento i giovanissimi che si sono sperimentati nell’impresa, riuscita alla perfezione. Presenti il sindaco di Viterbo Leonardo Michelini, il vescovo Lino Fumagalli e tanti assessori e consiglieri comunali. Impeccabile la guida di Renzo Lucarini, storico capofacchino.
Tredici fermate e la girata in piazza del Comune, lì la Macchina si è alzata di un metro.
La prima sosta è un successo ma tante ne devono ancora arrivare. Tredici fermate per un percorso non semplice e simile a quello del tre settembre. L’11 settembre si replica a Vitorchiano.

















