"Una città ci vuole", ecco la scuola Mario Fani
Stretta vescovo
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Il vescovo di Viterbo ha incentrato la sua lectio intorno ai pensieri di Sant’Ambrogio (“prima di essere vescovo fu un grande politico”) che ha definito la città come ambito di diritti, di doveri e di virtù condivisa.

VITERBO – Una città ci vuole. Per vincere la solitudine e costruire amicizia sociale; per far crescere la partecipazione consapevole di chi la abita; per condividere esperienze significative che creino fiducia reciproca; per tenere insieme le sfide quotidiane del locale e del globale. Questi sono solo alcuni degli spunti arrivati dall’appuntamento inaugurale del II corso della Scuola di sensibilizzazione Socio-Politica “Mario Fani”, svoltosi venerdì 20 febbraio nell’Aula Magna dell’Università della Tuscia.

Aperto dalle parole della Rettrice Tiziana Laureti, che ha ricordato il valore della collaborazione tra Diocesi di Viterbo e Unitus che è alla base di questa esperienza, l’incontro ha visto alternarsi relazioni che hanno già dato grande respiro al tema scelto per questo ciclo di lezioni (che si terranno ogni venerdì pomeriggio fino al 27 marzo): “Città cultura comunità”.

“Tre termini posti in relazione tra di loro, che ci fanno capire come senza cultura, ovvero senza un sentire comune, una città non diventa una comunità”, ha esordito mons. Orazio Francesco Piazza. Il vescovo di Viterbo ha incentrato la sua lectio intorno ai pensieri di Sant’Ambrogio (“prima di essere vescovo fu un grande politico”) che ha definito la città come ambito di diritti, di doveri e di virtù condivisa. È la concordia civica che crea le condizioni per ogni cittadino di partecipare al cum-munus, al dono condiviso.

Ciò impone a ciascun abitante di sottrarre qualcosa a sé per dare spazio all’altro. In questo senso la città diventa vittoria sulla solitudine, dando a ciascuno ciò che gli è dovuto: un’amicizia sociale che ripaghi ogni persona della propria dignità. Ma le città non sono sempre le stesse, cambiano e si trasformano, come hanno illustrato I docenti dell’Unitus Luisa Carbone e Tony Urbany. Quelle odierne sono realtà diffuse, che superano la tradfizionale opposizione tra un dentro e un fuori, assumono una forma molteplice capace di connettere in rete luoghi anche lontani dal centro. Un modello non più accentratore, quindi, ma rizomatico (sottolinea Carbone, riprendendo il filosofo francese Gilles Deleuze), che favorisce la cooperazione, in cui ogni cittadino può trovare spazio per una partecipazione consapevole: essere cittadini diventa quindi un processo da vivere con coscienza critica. Anche perché, ha ricordato Urbani, se c’è un diritto alla città questo risiede nella possibilità di incidere nelle politiche sociali: e qui l’impegno è sia dei singoli che delle amministrazioni (a essere trasparenti e aperte alla coprogettazioni) che delle realtà associative, chiamate a essere ponti di relazioni in rete.

Ciò costruisce fiducia reciproca e capitale sociale che rende più forte una comunità e aiuta a costruire giustizia sociale. Guardando a Viterbo, ad esempio, c’è un grande potenziale in un centro storico a forte identità, in una rete diffusa di associazioni, nella presenza universitaria: la sfida è rafforzare connessioni stabili tra tutte queste dimensioni.

Quello che ha fatto nella sua vita Giorgio La Pira. Il “sindaco santo” della Firenze degli anni ‘50-60 è stato ricordato da Marco Salvatori, presidente del Centro Internazionale a lui dedicato, come esempio possibile di un amministratore che cerca di dare rendere la propria città “un seme fecondo di bene e di civiltà”, costruendo speranza per affrontare le questioni partiche del territorio, ma aprendo
lo sguardo al mondo e alle sue emergenze.

Testimoni di un civismo al servizio del bene comune sono anche quelli evocati dal Direttore della Scuola “Mario Fani”, Pierluigi Vito: Vittorio Bachelet, nel centenario della sua nascita, che ha dato la vita per creare istituzioni di dialogo, per questo ucciso dalle Brigate Rosse nel 1980; e I viterbesi Domenico Mangano e Agostino Moscatelli, testimoni di un impegno sociale e politico – alla luce della dottrina sociale della Chiesa – volto a costuire comunità unite e fraterne.

Sul medesimo orizzonte vuole camminare la Scuola “Mario Fani”, che nei prossimi incontri si sposterà all’Istituto Teologico “San Pietro”, in viale Armando Diaz: l’appuntamento è ogni venerdì (dalle 15.30 alle 18.30) dal 27 febbraio al 20 marzo. La chiusura del corso sarà il 27 marzo alle ore 16 presso la Sala Conferenze della Provincia.

Gli Stati Generali La Fune
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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