Una, cento, mille mostre nel capoluogo. Anche di Gino Boccasile
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VITERBO - Boccasile meritava una mostra? La questione è stata posta in queste ore da Pierluigi Ortu, segretario provinciale Anpi. Abbiamo pubblicato il suo intervento perché tutte le voci meritano rispetto e lo ringraziamo per quanto scrive. 

di Roberto Pomi

VITERBO – Boccasile meritava una mostra? La questione è stata posta in queste ore da Pierluigi Ortu, segretario provinciale Anpi. Abbiamo pubblicato il suo intervento perché tutte le voci meritano rispetto e lo ringraziamo per quanto scrive. 

Ringraziamo perché ci ha dato modo di pensare ma anche di arrivare a una conclusione diversa dalla sua. La domanda ce la siamo posta anche noi ma la risposta è differente. Perché la domanda di Ortu ci permette di focalizzare l’attenzione su un tema molto più importante: le rare mostre che rendono vivo il cosiddetto panorama culturale viterbese. 

Quindi alla domanda dello stimabile segretario Anpi la risposta che diamo è: “Una, cento, mille mostre nel capoluogo. Anche di Bocassile”. Sia chiaro: non condividiamo, avendo la fortuna di scrivere nel 2021, neanche un millimetro delle idee che il disegnatore abbracciò. Però non possiamo non riconoscere un talento e una capacità iconica e tecnica interessanti. Anche proprio in relazione al racconto dello stile del Ventennio. 

Non condividiamo minimamente la lettura di Ortu. Nella mostra, molto bene organizzata e sicuramente interessante, non è rintracciabile alcuna volontà di volere tratteggiare o raccontare “un volto buono del fascismo”. Conosciamo chi ha pensato e curato il tutto e una simile accusa ci fa sorridere. Chi ha ideato la mostra non ha certo bisogno di una nostra difesa ma riteniamo sia importante sostenere l’iniziativa, l’intelligenza, la voglia di fare. Legittimo anche porre la questione, come lo stimato Ortu fa. Il fascismo è stato un buio fitto che continua a proiettare ombre sul presente, fortunatamente sempre più tenui. Del nazismo, gentile Ortu, non c’è neanche bisogno di parlarne. Stesso discorso per i totalitarismi dell’area Est. 

Ci teniamo a non parlare di destra e di sinistra perché proprio deturpando queste categorie della politica con la fanga delle ideologie disumane e fanatiche si sono creati mostri ancora peggiori. Anche storture interpretative della realtà che possono ancora oggi fare male e compiere il male. Prezioso l’intervento di Ortu perché ci permette di dire grazie agli organizzatori della mostra su Boccasile. Grazie per avere fatto una mostra a Viterbo. Vi auguriamo di farne cento, scegliendo in grande libertà su cosa. Ci tenevamo a rispondere con una riflessione che vuole affermare altro e che non suoni come una critica a chi ha fatto, facendo le proprie scelte e offrendo un qualcosa, ma piuttosto sia da elogio e incoraggiamento.

Riguardo all’altra questione solleticata da Ortu sull’immagine della donna crediamo che proprio l’inquadramento e la narrazione che delle donne venne fatta nel Ventennio sia generalmente percepita oggi come preistorica. E che mostrare quelle immagini possa essere utile non certo a diffondere stereotipi trapassati ma proprio a metterne in evidenza il ridicolo e la bellezza di essersene liberati. Siamo convinti che questa sia stata anche l’intenzione degli organizzatori dell’evento. 

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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