
VITERBO – C’è chi pensa di “privatizzare”, naturalmente in maniera abusiva, l’antica via Francigena. Succede a Viterbo, per di più in un punto molto suggestivo e storicamente importante della Tappa 41 del percorso segnato dall’arcivescovo di Canterbury Sigerico.
Siamo nei pressi del ponte Camillario, luogo del martirio dei santi Valentino e Ilario, protettori del capoluogo della Tuscia. Un antico e noto manufatto di epoca romana, importante per la storia viterbese, anche se piuttosto dimenticato e diventato marginale anche nell’immaginario collettivo locale.
Qui una catena chiude il passo e un lucchetto, chiuso da una chiave, rende salda la “serrata”. Ma non finisce qui perché questa azione di “privatizzazione” e di appropriazione di uno spazio patrimonio di tutti è funzionale a dell’altro. Infatti dopo la catena è stata realizzata una struttura in legno e cemento e all’interno sono incatenati anche dei cani, piuttosto agitati e poco rassicuranti.
Purtroppo lo stato di abbandono e degrado del tratto viterbese della via Francigena è noto da tempo. Manca la visione del potenziale dei cammini di questo tipo e quindi gli investimenti. Ma almeno la “privatizzazione” abusiva dell’antica via andrebbe scongiurata perché si rischia di diventare la barzelletta d’Europa.


















