Un volo di angeli su Santa Barbara: l’incanto di "Rosa Virtutis”
Rosa VIrtutis
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Già prima della partenza, le voci la definivano un trionfo. E la conferma è arrivata puntuale: sulle note della banda, la “Rosa Virtutis” si è innalzata con tutta la sua magnificenza, regalando l’impressione che quegli angeli, scolpiti e luminosi, potessero davvero spiccare il volo. Un volo che, ogni notte fino al 3 settembre, sembra voler raggiungere Santa Rosa nella sua casa.

VITERBO – Un rinnovato vortice di emozioni ha accompagnato il secondo trasporto della Mini macchina di Santa Rosa. La “Rosa Virtutis” del quartiere Santa Barbara ha incantato il pubblico, stringendo i cuori di chi ha visto nei piccoli facchini la forza di una tradizione che non conosce età.

Quello andato in scena è stato il decimo trasporto del quartiere, un traguardo che porta con sé il segno della memoria: le due girate sono state dedicate a Moreno Merli e Franco Paiolo, figure care alla comunità, che hanno lasciato un’impronta indelebile nello spirito della festa.

Guidati dal capo facchino Diego Terzoli, i bambini hanno risposto con coraggio al grido di “Santa Rosa!”, dando vita a un trasporto che ha trasformato le vie del quartiere in un palcoscenico di fede e appartenenza. Il primo “Sollevate e fermi”, partito da via Tarconte, ha aperto un percorso fatto di soste, applausi ed emozioni, culminato nell’abbraccio finale alla parrocchia.

Ovunque, telefoni alzati per immortalare la scena: lo sforzo, la passione e l’amore di una comunità che si stringe attorno alla sua Santa. La macchina, ideata da Michele Telari e realizzata dalla ditta Mastro srl, è un imponente tripudio di angeli e leoni: alta 9,70 metri alla spalla del facchino, con un peso di circa cinque quintali.

Già prima della partenza, le voci la definivano un trionfo. E la conferma è arrivata puntuale: sulle note della banda, la “Rosa Virtutis” si è innalzata con tutta la sua magnificenza, regalando l’impressione che quegli angeli, scolpiti e luminosi, potessero davvero spiccare il volo. Un volo che, ogni notte fino al 3 settembre, sembra voler raggiungere Santa Rosa nella sua casa.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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