
VITERBO – Ogni vaso di Pandora ha la sua genesi. Siamo andati a ricostruire quello che è stato fabbricato dalla classe politica del territorio con le decisioni maturate intorno a Talete nelle ultime settimane.
All’interno la partita politica di partiti e uomini politici locali. Ognuno la sua, sovrapponibile con quella di alcuni e in contrasto con quella di altri. Come è normale che accada. Però c’è una verità storica che è importante conoscere e tenere a mente. Così da riuscire a tirare fuori un giudizio più informato possibile sui fatti.
Il nucleo di tutto ha origine nel pomeriggio del 15 aprile, esattamente un giorno prima dell’approvazione del bilancio provinciale. Quel pomeriggio il presidente Pietro Nocchi tiene una riunione con tutti i rappresentanti delle forze politiche. Un incontro costruito per vagliare la possibilità di un ponte tibetano trasversale utile per superare le criticità che tutti si trovano ad affrontare in questo momento.
Nocchi è il primo interessato. La riforma Delrio con i suoi contenuti e con l’evoluzione tumultuosa del quadro politico di questi anni lo condannerà a breve a indossare le vesti di presidente di minoranza. Questo perché la presidenza dura in carica 4 anni e il consiglio 2. Ed essendo quella del consiglio una votazione di secondo livello, dove a votare sono chiamati sindaci e consiglieri comunali, ed essendo profondamente mutato il quadro politico locale (soprattutto per il passaggio di colore del comune capoluogo, che col meccanismo del voto ponderato ha un peso superiore a quello degli altri comuni) si troverà ad avere un consiglio con una maggioranza di centrodestra.
La riunione
Al tavolo di Palazzo Gentili, oltre al “padrone di casa”, siedono i maggiorenti di Pd, Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega. Quest’ultima presenza, alla luce di quanto si è sviluppato dopo, è da tenere bene a mente.
Per il Partito Democratico ci sono: il consigliere regionale Enrico Panunzi, Alessandro Mazzoli e Maurizio Palozzi (consigliere provinciale). Per Forza Italia: il senatore Francesco Battistoni, il coordinatore provinciale Dario Bacocco e il consigliere provinciale Alessandro Romoli. Per Fratelli d’Italia il deputato Mauro Rotelli, il responsabile provinciale Massimo Giampieri e il consigliere provinciale Gianluca Grancini. Per la Lega soltanto il senatore Umberto Fusco. Assente il suo referente a Palazzo Gentili Carlo Pellegrini.
Nocchi illustra le criticità all’orizzonte. Il primo a parlare è proprio l’uomo del Carroccio. Dichiara ai presenti la propria disponibilità ad aprire un ragionamento e un percorso condiviso e si dichiara disponibile a mettere al servizio del territorio, per il bene di tutti, i propri riferimenti governativi. Il senatore di fatto è l’unico dei presenti e l’unico del Viterbese a fare parte del governo giallo-verde.
Quando la parola arriva a Panunzi quest’ultimo mette al centro del tavolo la questione Talete. Suona questi tasti: una società di 130 persone, la questione dell’arsenico che rappresenta sempre un problema con cui fare i conti, il tema del commissariamento dei comuni che non hanno rispettato la legge Gali e la questione dei mutui individuati come necessari da Parlato per far vivere la società pari a 35 milioni di euro.
Lo stesso Panunzi chiede un accordo trasversale su Talete, considerata una vera e propria urgenza. I discorsi continuano, tutti si dichiarano disponibili a percorrere la via del dialogo. La riunione termina.
Il voto sul bilancio in Provincia
La prova plastica dell’intesa comune arriva con il voto del bilancio in Provincia. Seguito da un comunicato firmato da Nocchi dove si annuncia la nuova via: “Approvato il bilancio pluriennale 2019-2021. Un’approvazione figlia di un lavoro di collaborazione e condivisione iniziato da tempo rivolto a iniziare un percorso nuovo nell’amministrazione nell’ottica di una nuova visione delle province. […] Una condivisione concreta sui programmi e un’apertura a un’idea di gestione unitaria e condivisa con tutti i consiglieri di maggioranza e minoranza impegnati sulla risoluzione delle necessità di tutti i 60 comuni.
[…] Un importante segnale di oggi c’è stato quando i consiglieri di minoranza hanno deciso di astenersi dal voto contrario al bilancio, con grande senso di responsabilità. Riconoscendo e apprezzando questa apertura di condivisione […]”.
I consiglieri provinciali si astengono, compreso il leghista Carlo Pellegrini. Tutto sembra confermare la linea concordata il giorno prima.
Il colpo di scena: “Le Lega non fa inciuci in Provincia”
“La Lega si chiama fuori da ogni tipo di inciucio e da ogni spartizione di poltrone, imbastito, peraltro, in una gestione figlia della coalizione di centrosinistra che ha governato finora il Palazzo. Tuttavia, non volendo rendere la situazione ancora più gravosa di quello che è, proprio per senso di responsabilità, ci siamo astenuti sul voto di un bilancio redatto senza il contributo del centrodestra, per non destabilizzare un ente che comunque è già in forte crisi. E non a causa nostra.
Pertanto il nostro referente, il consigliere della Lega, Carlo Pellegrini, non si presterà a nessun inciucio trasversale […]”.
L’asse Forza Italia – Fratelli d’Italia e Pd
La Lega decide quindi di fare un passo indietro rispetto a quanto convenuto al tavolo di Nocchi. Da quel momento la partita per chiudere la situazione Talete va avanti e viene chiusa dalle tre forze rimaste: Forza Italia, Fratelli d’Italia e Pd. Una mossa che, con le ragioni dell’urgenza, taglia fuori il Carroccio dal nuovo cda.
I verdi non l’hanno presa bene, sostenendo l’opportunità di rinnovare il cda a dopo il voto del 26. Confidando gli stessi di avere propri rappresentanti all’interno dell’assemblea dei sindaci. Ma la storia è andata avanti in un’altra direzione, con tanto di mal di pancia e promesse di resa dei conti.


















