
VITERBO – Un tre settembre duro da digerire per molti viterbesi. La grande macchina dei festeggiamenti di Santa Rosa è di fatto ferma e sulla città è tangibile una ferita piuttosto profonda. In nessuno dei protagonisti del Trasporto però c’è un filo d’esitazione. “E’ stata fatta la cosa giusta”, sono queste le parole più gettonate.
Ognuno ti racconta dei giorni del lockdown, della paura e del pensiero fisso, già a inizi marzo, alle conseguenze di quanto stava accadendo sul passaggio di Gloria. Tutti hanno sperato fino all’ultimo che alla fine si riuscisse a onorare la tradizione ma nelle parole di ognuno c’è solo la maturità di accettare quest’assenza.
“Non si poteva pensare di farlo comunque, sarebbe stato sbagliato. Siamo tutti d’un sentimento anche in questa valutazione”, le parole del presidente del Sodalizio Massimo Mecarini.
“Sono convinto che la decisione di non rischiare sia giusta. Non possiamo permetterci di accendere altri focolai ed è importante essere
responsabili e lucidi su questo”. Così Raffaele Ascenzi.
Il sindaco Giovanni Arena è categorico: “Dire di no praticamente a tutti gli elementi della festa è stato duro ma necessario. Santa Rosa non si offende, è fondamentale prendere le decisioni giuste per difendere la vita”. Così la città di Viterbo stringe i denti, assapora l’assenza e pensa al domani quando tutto tornerà alla normalità. E se passando per una San Sisto vuota sarà difficile tenere la commozione bisognerà pensare al perché di tutte queste rinunce e trovarne ragione.

















