Un torneo di calcio presso la Casa Circondariale con migranti e detenuti
carcere
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Arci Solidarietà in prima linea per l’integrazione e la promozione di spazi di incontro e condivisione

Il campo di calcio della Casa Circondariale come luogo di incontro per promuovere l’integrazione. Arci Solidarietà, da un lato nell’ambito delle attività rivolte alla popolazione che vive all’interno della casa circondariale di Viterbo, e dall’altro nell’ambito delle attività di prima e seconda accoglienza di rifugiati e richiedenti asilo, ha organizzato presso il campo del carcere viterbese un torneo di calcio che vedrà di fronte tre formazioni: la squadra di Arci (composta da operatori e rifugiati) e due squadre di detenuti della casa circondariale.

Il torneo è iniziato nei giorni scorsi e domani, 20 ottobre, ha in programma la sua seconda giornata. L’iniziativa che si concluderà il prossimo 27 ottobre ha il duplice obiettivo di promuovere, attraverso lo sport, dei momenti di integrazione e partecipazione attiva e, contemporaneamente, favorire uno spazio di incontro e condivisione.

L’appuntamento è organizzato da Arci Solidarietà Viterbo che da 11 anni è presente all’interno dell’istituto penitenziario con uno sportello di ascolto, informazione e orientamento sociale rivolto a tutte le persone detenute. Organizza attività laboratoriali che, con strumenti diversi, promuovono percorsi di consapevolezza e responsabilità dei partecipanti.

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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