'Un paese ci vuole', finanziati 139 progetti dalla Regione
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ROMA - Per il biennio 2021/2022, sono ammessi a finanziamento 139 nuovi progetti di valorizzazione in tutte le province della regione di cui i primi 63 finanziati subito con i circa 2,5 milioni di euro della dotazione iniziale; i restanti 76 verranno inseriti nel bilancio 2021.

ROMA – È stata pubblicata la graduatoria relativa alla seconda annualità dell’Avviso pubblico “Un paese ci vuole 2020” della Regione Lazio. Per il biennio 2021/2022, sono ammessi a finanziamento 139 nuovi progetti di valorizzazione in tutte le province della regione di cui i primi 63 finanziati subito con i circa 2,5 milioni di euro della dotazione iniziale; i restanti 76 verranno inseriti nel bilancio 2021.

“I Piccoli comuni del Lazio rappresentano un patrimonio imprescindibile di storia, memoria e tradizioni. Una ricchezza che continuiamo con impegno a tutelare e valorizzare. Anche e soprattutto in un anno difficile come quello che stiamo attraversando è fondamentale sostenere le piccole realtà laziali affinché, quando potremo finalmente ritenere chiuso il capitolo covid-19, si riparta più forti di prima. La Giunta è al lavoro per stanziare nuovi fondi con il bilancio 2021, così da sostenere i restanti 76 progetti risultati ammissibili ma non finanziabili con le risorse attualmente disponibili”, dichiara il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti.

I progetti, in coerenza con le finalità del bando, privilegiano il recupero e la rigenerazione di luoghi e spazi importanti per la vita sociale e culturale delle comunità e in particolare per i giovani. Gli interventi riguardano dunque la sistemazioni delle piazze, dei giardini e dei percorsi dei centri storici, lavori di manutenzione di edifici e ambienti per la collettività e la riqualificazione paesaggistica di parchi, sentieri e aree di pregio naturalistico.

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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