Un gruppo di giovani viterbesi pronti a ridare vita a un teatro cittadino. Il progetto è top secret
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Prendere un teatro viterbese e farlo rinascere, con una serie di eventi e iniziativa innovative. Questa l'idea accarezzata dal musicista viterbese Michele Villetti che da alcuni mesi è al lavoro su un progetto al momento top secret.

Prendere un teatro viterbese e farlo rinascere, con una serie di eventi e iniziativa innovative. Questa l’idea accarezzata dal musicista viterbese Michele Villetti che da alcuni mesi è al lavoro su un progetto al momento top secret.

Le indiscrezioni parlano di un “colpaccio” che lo stesso Villetti avrebbe messo in canna e che dovrebbe essere sparato per l’inaugurazione. Si parla di roba grossa, di una figura di calibro internazionale pronta a venire nel capoluogo della Tuscia per dare manforte al progetto.

Sta lavorando al tutto una squadra di giovani e giovanissimi. Gente che comunque ha contatti con mezzo mondo e un bel bagaglio di esperienze, anche di livello, alle spalle. Il contenitore di incubazione è ‘La Repubblica delle Arti’, movimento nato all’interno dell’Università della Tuscia diversi anni fa.

Villetti, contattato da La Fune, ha fatto scena muta. “Non parlo neanche sotto tortura”. Però ha confermato le indiscrezioni: qualcosa di grosso bolle in pentola. Anzi, pare che sarà necessario un pentolone.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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