Un giacimento d'oro sotto le campagne di Vallebona, 9.295 lettori per il pesce d'aprile de La Fune

VITERBO – Un pesce d'aprile che vale oro quello messo a segno dalla redazione de La Fune in questo 2019. Sono stati 9.295 i navigatori della rete ad abboccare all'amo.
VITERBO – Un pesce d’aprile che vale oro quello messo a segno dalla redazione de La Fune in questo 2019. Sono stati 9.295 i navigatori della rete ad abboccare all’amo.
“Un giacimento d’oro di 20 chilometri quadrati nei terreni sotto Vallebona, a poca distanza da Grotte Santo Stefano”, questo il titolo scelto. Fornite anche una serie di informazioni scientifiche appositamente inventate e all’interno un bell’indizio sulla falsità della notizia.
Il fatto che il piano di estrazione del prezioso elemento sarebbe iniziato il prossimo 29 febbraio.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
di Roberto Pomi
Le più avanzate soluzioni tecnologiche oggi ci mettono a disposizione pacemaker e persino cuori artificiali, braccia e gambe meccanici che sopperiscono ad un handicap fisico, chip sottocutanei per pagare con il pos e aprire porte e siamo sulla buona strada per restituire la vista ai non vedenti ...
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
di Roberto Pomi


















