Città della Cultura - Un emendamento di bilancio per salvare 'Il Salotto delle 6'
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'Il Sal8 delle 6' rischia di chiudere. La notizia è stata lanciata nei giorni scorsi dal commissario del Consorzio Biblioteche Paolo Pelliccia. In diversi hanno mostrato vicinanza al primo festival letterario viterbese, in piedi dal lontano 2002. Anche la politica si sta muovendo.

“Il Sal8 delle 6 s’ha da fare”, in diversi ci hanno scritto in queste ultime ore per spezzare una lancia a favore di quella che è la più storica rassegna letteraria della città di Viterbo. Anche la politica si sta muovendo. Il consigliere comunale di Fondazione Gian Maria Santucci ha annunciato in queste ore, dai microfoni della trasmissione radiofonica Sbottonati (su Radio Verde), che ha intenzione di preparare un emendamento di bilancio per stanziare dei fondi a sostegno dell’iniziativa culturale.

Il festival, ideato e organizzato dal giornalista Pasquale Bottone, è in ballo dal lontano 2002. Negli anni si è concretizzato in diverse location. Da Palazzo Carletti in via della Sapienza, dove tutto è iniziato, per poi passare per Palazzo Gentili e nelle ultimi edizioni è stato ospite all’interno della sala conferenze della biblioteca Anselmo Anselmi. Decine e decine i nomi di spicco del panorama culturale, letterario e giornalistico italiano che sono arrivati nella città dei papi per presentare i primi libri o raccontare storie di misteri e intrighi dal BelPaese.

Ma l’edizione 2015, anno della candidatura del capoluogo della Tuscia a capitale italiana della cultura, rischia di essere l’anno della disgrazia per ‘Il Sal8’. Mancano i fondi e le istituzioni del territorio fanno orecchie da mercante. E’ vero che il ‘Sal8’ non è l’unico festival letterario cittadino, è vero che il pubblico non può finanziare tutto. Ma non stiamo parlando dell’ultima iniziativa culturale approdata in città, non stiamo parlando di un qualcosa che non è mai finito sulle pagine del Corriere della Sera, Il Fatto Quotidiano o altro.

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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